ADELAIDE - Whyalla e Port Pirie entrano in un periodo che determinerà il loro futuro e quello dell’industria siderurgica nazionale.

Acciaieria, fonderia di piombo, migliaia di posti di lavoro, miliardi di dollari pubblici e impianti invecchiati compongono il dossier industriale più delicato per il governo del South Australia. Il problema è semplice solo in apparenza: salvare due siti ritenuti strategici, senza consegnare assegni in bianco a gruppi multinazionali con interessi non sempre allineati a quelli pubblici.

Sul tavolo c’è innanzitutto Whyalla. I governi statale e federale hanno già impegnato 2,6 miliardi di dollari, cifra destinata a crescere, per sostenere l’acciaieria e il suo futuro. L’impianto occupa direttamente 1.100 persone e ne sostiene altre 2mila nell’indotto collegato. Dopo aver sottratto il sito alla GFG Alliance di Sanjeev Gupta nel febbraio 2025, il governo continua a dire che un nuovo proprietario dovrebbe arrivare nella seconda metà del 2026.

La rosa dei possibili compratori è stata ridotta da 70 a 12, poi a cinque. Ma i problemi dell’altoforno mostrano quanto il piano resti fragile. L’impianto, essenziale per produrre ferro e acciaio, è fermo da inizio aprile e cresce il timore che possa non ripartire. Il ministro statale per Energia e Miniere Tom Koutsantonis ha ammesso che, se l’altoforno non potrà essere salvato, sarà necessario discutere cosa fare dei lavoratori in attesa della ricapitalizzazione e della vendita.

Daniel Rossetto, dell’University of Adelaide, avverte che potrebbe esserci uno slittamento nei tempi. L’acciaieria ha un ruolo importante nel mercato australiano, ma le difficoltà finanziarie e i cambi di proprietà sono noti. Attrarre un compratore capace non solo di rilevare l’impianto, ma anche di svilupparlo e gestirlo in modo accettabile per governi e comunità, sarà complesso.

L’unico offerente noto è un consorzio guidato da BlueScope Steel, con Nippon Steel, JSW Steel e POSCO. Ma la CEO di BlueScope, Tania Archibald, ha già indicato il prezzo del gas come nodo centrale: l’operazione deve avere senso commerciale per gli azionisti.

Il governo ritiene di avere leve importanti: le miniere di ferro delle Middleback Ranges, il porto di Whyalla e 1,9 miliardi disponibili per l’ammodernamento. Ma la condizione è chiara: chi vuole le miniere deve anche produrre acciaio.

A Port Pirie, il problema è diverso. La fonderia esiste già sotto Nyrstar, controllata da Trafigura, che nel 2025 ha registrato profitti per 2,7 miliardi di dollari americani. Eppure il sito, insieme a quello di Hobart, ha avuto bisogno di un pacchetto pubblico da 135 milioni per restare operativo. Quel sostegno è scaduto a fine aprile e una nuova intesa non è ancora stata annunciata.

La giustificazione resta la capacità sovrana, anche alla luce delle mosse della Cina per concentrare al proprio interno la lavorazione dei minerali critici. Ed Cavanough, del McKell Institute, sostiene che arrendersi dopo pochi anni manderebbe un pessimo segnale in una fase di commercio globale instabile.

Il punto politico è se esista ancora un ritorno di lungo periodo per proprietari privati a Whyalla e Port Pirie. Se la risposta è no, le due cittadine industriali rischiano di scoprire che l’intervento pubblico può comprare altro tempo, ma non garantire un futuro.