Conti alla mano, la Juventus può solo sperare in un miracolo per riagganciare la Grande Europa del pallone: vincere il derby e augurarsi la sconfitta di una delle due squadre che li precedono. Neanche un pari può essere dirimente. L’ambiente è in subbuglio. Se l’ad Comolli è in mezzo al guado, Spalletti vuole parlare con Elkann prima di decidere il suo futuro indipendentemente dal prolungamento del contratto. A fine partita ha anticipato quanto dirà alla proprietà: la situazione è figlia di un mercato fallace che non ha portato, fra l’altro, giocatori di carattere. E ancora, con realismo: “Siamo in Europa League, potevamo essere fuori anche da quella…”.

Un chiaro atto d’accusa al club che merita di più per la sua storia e che invece paga le tante magagne dell’ultimo periodo. Elkann sbaglierebbe a cambiare allenatore. Ci vuole continuità. Altri sono i personaggi da sostituire. Ma c’è dell’altro. E non si tratta di un particolare da poco. La mancata qualificazione alla Champions League rappresenta, rappresenterebbe, un colpo da ko per le finanze del club e un problema per acquistare calciatori di primo piano che tengono alla coppa dalle grandi orecchie.

Sarebbe tuttavia sbagliato minimizzare i meriti della Fiorentina che, non appena ha agguantato la sopravvivenza, ha giocato con la testa libera vincendo la sua seconda partita con una delle prime sette. L’altra a Como. E pensare che la squadra di Spalletti proveniva da 10 turni senza sconfitte, con appena 2 gol al passivo. Chissà se questa impresa servirà a rialzare le quotazioni di Vanoli insidiato da Sarri.

Già Sarri. La sua Lazio, dopo aver giocato alla grande per oltre un’ora, ha lasciato il derby alla Roma, vittoriosa con due capocciate di Mancini su angolo, il primo di Pisilli, il secondo di Pisilli. Giusto per ricordare come Gasperini schiera sempre i più talentuosi, compreso Soulè entrato nel finale. Al Milan ha portato fortuna la presenza di Cardinale, il proprietario. Ancora un passo avanti e le due squadre si ritroveranno in Champions League. Il Napoli c’era già. Preso sapremo se Conte e De Laurentiis, dopo uno scudetto e un secondo posto, si saluteranno come l’allenatore ha fatto capire. Prestigiosa l’avventura del Como che sul piano numerico può vantare le stesse chances della Juve e che, sotto quello del gioco, ha dato la paga a tutti.

Ci vorrebbe dell’altro spazio per celebrare la premiazione dell’Inter che in pochi giorni ha conquistato due trofei e ieri è stata avvolta dall’affetto del suo popolo. Bravissimi tutti. Ma un applauso particolare lo merita il presidente Marotta che ha avuto il coraggio di portare Chivu in panchina. “Ciò che conta è il coraggio di andare avanti”, diceva Winston Churchill.