TEHERAN - Stridono le immagini delle donne iraniane arrivate da Teheran nel fine settimana. Da una parte, centinaia hanno partecipato a una corsa di 10 chilometri, molte senza velo e con i capelli scoperti; dall’altra, giovani con l’hijab e le armi in pugno durante una grande manifestazione organizzata a sostegno della Repubblica islamica.
Secondo i media statali, circa 300mila persone hanno partecipato alla parata, alla presenza del presidente Masoud Pezeshkian e dei vertici politici e militari.
Il corteo, partito da piazza Imam Hossein, ha visto sfilare equipaggiamenti militari, droni e unità dei Basij. Tra i partecipanti, anche numerose donne armate aderenti alla campagna “Jan-Fada”, lanciata dopo l’inizio del conflitto con Stati Uniti e Israele.
Quasi contemporaneamente, al Velayat Park, altre donne correvano senza velo nella gara organizzata con categorie separate per uomini e donne. Immagini e video dell’evento hanno rapidamente fatto il giro dei social, riportando l’attenzione sulle tensioni che attraversano la società iraniana in materia di diritti e libertà personali.
La procura di Teheran ha successivamente annunciato l’apertura di un procedimento penale contro gli organizzatori, sostenendo che durante la manifestazione sportiva non siano state rispettate “le normative legali e religiose”.
Le immagini hanno inevitabilmente richiamato le proteste esplose nel 2022 dopo la morte di Mahsa Jina Amini, mentre si trovava sotto la custodia della polizia morale. Da allora, l’applicazione dell’obbligo del velo ha attraversato fasi alterne di maggiore tolleranza e repressione.
Le due manifestazioni mostrano così realtà profondamente diverse che convivono nell’Iran di oggi: quella di chi aderisce alla Repubblica islamica e alla mobilitazione contro i nemici esterni e quella di chi continua a sfidare le restrizioni sociali imposte dalle autorità, mentre sul Paese pesano anche le conseguenze economiche e sociali della guerra.