TEHERAN - La crisi in Medio Oriente registra una nuova e drastica impennata di tensione. Le forze armate iraniane hanno annunciato che quattro petroliere sono state colpite da mine navali e hanno preso fuoco nello Stretto di Hormuz, una delle rotte energetiche più strategiche al mondo.  

L’episodio coincide con la rivendicazione di un’ampia offensiva missilistica da parte dei ribelli Houthi dello Yemen contro l’Arabia Saudita, aumentando la pressione su due fronti proprio mentre Washington valuta l’ipotesi di riprendere le operazioni militari contro Teheran all’indomani delle elezioni di midterm.    

La simultanea ripresa delle ostilità alimenta forte preoccupazione tra i funzionari regionali e gli analisti sul rischio di una recrudescenza dei combattimenti attorno alla data del voto del 3 novembre. Tale escalation si sviluppa parallelamente al tentativo del vicepresidente Usa J.D. Vance di riaprire un canale negoziale con la leadership iraniana, evidenziando il doppio binario (diplomatico e militare) che sta caratterizzando una crisi entrata ormai nel suo nono mese. 

Secondo quanto riferito dai Guardiani della Rivoluzione (Pasdaran), tre imbarcazioni avrebbero preso fuoco dopo aver urtato mine navali lungo una rotta non autorizzata nella parte meridionale dello Stretto, a ridosso delle coste dell’Oman. L’agenzia di stampa iraniana Tasnim News precisa che le petroliere avevano disattivato i radar e i sistemi di navigazione per abbandonare il corridoio, ignorando i ripetuti avvertimenti dell’IRGC. Successivamente, l’esercito di Teheran ha confermato che un quarto tanker è stato danneggiato e incendiato a est dello Stretto. Al momento non sono state precisate le bandiere delle navi né la provenienza dei carichi.    

Dal canto suo, l’agenzia britannica per la sicurezza marittima (UKMTO) ha riferito che una barchina ha applicato due dispositivi esplosivi a una petroliera a circa 25 miglia nautiche a nord-est di Khasab, in Oman. Le esplosioni hanno innescato un incendio nella sala macchine disabilitando il mercantile, ma l’equipaggio è risultato salvo. L’UKMTO ha inoltre segnalato un’altra imbarcazione colpita da un proiettile di natura non identificata al largo dell’Oman, senza che si registrassero feriti.    

L’Iran considera illegittimo il transito lungo il corridoio meridionale dello Stretto. “La rotta non autorizzata è minata e gli armatori e gli equipaggi che decidono di attraversarla lo fanno a proprio rischio e pericolo”, hanno avvertito i Pasdaran, rigettando le affermazioni del comando centrale statunitense (Centcom) secondo cui le forze statunitensi avrebbero ampiamente bonificato i principali corridoi di navigazione. 

“Dimostrate di aver bonificato lo Stretto di Hormuz con prove indipendenti, non con semplici dichiarazioni”, ha incalzato il portavoce dei Pasdaran, Hossein Mohebi. “La realtà dello Stretto di Hormuz si determina in cielo, in terra e in mare, non sui social media o nelle media war room statunitensi”.  

Prima del conflitto, attraverso il canale transitava circa un quinto degli idrocarburi mondiali; dall’inizio della guerra, il traffico marittimo è crollato a pochi passaggi giornalieri.    

In un comunicato separato, i Pasdaran hanno inoltre dichiarato di aver catturato un drone da ricognizione statunitense. Il velivolo, identificato come un modello MQM-170, sarebbe stato intercettato da un’unità di guerra elettronica mentre operava nella parte occidentale dello Stretto.    

In contemporanea con l’escalation marittima, il gruppo filo-iraniano degli Houthi ha rivendicato l’esecuzione di sei distinte operazioni militari sul territorio dell’Arabia Saudita. Gli attacchi hanno preso di mira aeroporti e installazioni petrolifere saudite, giungendo a pochi giorni di distanza da un raro incontro bilaterale tenutosi a Teheran tra alti funzionari sauditi e iraniani nel tentativo di risolvere le divergenze regionali attraverso il dialogo. 

Riad non ha confermato i danni alle strutture petrolifere, ma le autorità della Difesa saudita hanno reso noto che i propri sistemi di difesa aerea hanno intercettato e distrutto un drone Houthi lanciato verso la regione della Mecca. 

Sul fronte diplomatico, si apprende che il vicepresidente Usa J.D. Vance ha inviato una lettera al capo della sicurezza nazionale iraniana, Mohsen Rezaei, per il tramite di mediatori del Qatar, proponendo un quadro di riferimento per riaprire i colloqui. Interpellato in merito all’iniziativa, il presidente Donald Trump ha chiarito di non aver ordinato direttamente l’invio della lettera, motivando il contatto con il fatto che l’Iran necessita di “aiuto con le forniture mediche e vari beni”. Trump ha aggiunto, parlando di Vance: “Mi ha chiesto cosa ne pensassi. Io ho risposto: ‘Se vuoi farlo, va bene’“. 

Nonostante i tentativi di contatto, le opzioni militari restano sul tavolo della Casa Bianca. Secondo quanto rivelato dal Wall Street Journal, l’ammiraglio Brad Cooper, vertice dei comandi statunitensi nella regione, si è recato di persona alla Casa Bianca per illustrare a Trump e ai membri del Gabinetto le opzioni strategiche nei confronti di Teheran e lo stato del blocco navale in corso nel Medio Oriente.