MOSCA - Il presidente russo Vladimir Putin ha compiuto la sua prima visita alle Isole Curili, l’arcipelago del Pacifico amministrato dalla Russia ma al centro di un secolare contenzioso con il Giappone. La missione del leader del Cremlino, che giunge in un momento di forte attenzione di Mosca verso il proprio Estremo Oriente, ha provocato un’immediata e dura reazione politica e diplomatica da parte di Tokyo, che continua a rivendicare la sovranità sulle quattro isole più meridionali, note in Giappone come “Territori del Nord”.
Durante la sua permanenza a Iturup (denominata Etorofu in giapponese), una delle isole meridionali contese, Putin ha ispezionato la nave ammiraglia della Flotta russa del Pacifico e ha visitato diverse strutture locali, tra cui un impianto per la lavorazione del pesce, l’ospedale distrettuale centrale di Kuril e la scuola “Eroe della Russia” E.D. Norpolov. Come reso noto dall’agenzia Tass, il presidente ha inoltre incontrato alcuni residenti e, a conclusione della tappa, si è confrontato con il governatore della regione di Sachalin, Valery Limarenko, su temi legati alla crescita demografica e ai livelli salariali dell’area.
La presenza nell’arcipelago ha rappresentato il culmine di un viaggio strategico nell’area: prima di sbarcare a Iturup, il leader russo si era infatti recato a Yuzhno-Sakhalinsk per assistere alla fase finale delle esercitazioni della Flotta del Pacifico e presiedere una riunione dedicata alla sicurezza dei confini orientali della Russia.
La visita ha riacceso immediatamente lo scontro diplomatico. Il governo giapponese ha espresso una netta condanna, culminata nella convocazione dell’ambasciatore russo in Giappone, Nikolai Nozdrev, presso il ministero degli Esteri per voce del ministro Toshimitsu Motegi, con l’obiettivo di presentare una formale e “forte protesta”.
“I Territori del Nord... sono una parte intrinseca del territorio giapponese sia storicamente che secondo il diritto internazionale, e il governo giapponese protesta fermamente contro questa visita”, ha sottolineato Motegi in una nota. “Dopo aver appreso che il presidente russo Vladimir Putin ha visitato l’isola di Etorofu il 13 agosto, abbiamo convocato al ministero degli Esteri l’ambasciatore russo in Giappone Nikolai Nozdrev e presentato una forte protesta”, ha ribadito il dicastero nipponico.
Sulla stessa linea la premier giapponese, Sanae Takaichi, che ha espresso il proprio disappunto: “Questa visita va contro la posizione coerente del Giappone sui Territori del Nord. Offende i sentimenti del popolo giapponese ed è totalmente inaccettabile”, ha dichiarato Takaichi, auspicando che “la parte russa prenda sul serio la gravità della situazione”.
Le origini della disputa risalgono agli ultimi giorni della Seconda Guerra Mondiale. L’Unione Sovietica dichiarò guerra al Giappone l’8 agosto 1945 (dopo il lancio della bomba atomica su Hiroshima e pochi giorni prima della resa giapponese) occupando l’arcipelago vulcanico strategicamente situato a nord di Hokkaido e deportandone l’allora popolazione giapponese di circa 17.000 persone. Da quel momento, le quattro isole contese — chiamate Kunashir, Habomai, Shikotan e Iturup in russo, e Kunashiri, Habomai, Shikotan ed Etorofu in giapponese — sono rimaste sotto il controllo di Mosca, impedendo fino a oggi la firma di un trattato di pace definitivo tra i due Paesi.
Attualmente l’area ospita circa 20.000 cittadini russi ed è ricca di giacimenti minerali di oro e argento, oltre a offrire importanti zone di pesca e una posizione militare strategica. Nonostante alcuni tentativi di dialogo nel corso dei decenni (dalle aperture del leader sovietico Nikita Khrushchev nel 1956 fino ai colloqui seguiti alla caduta dell’URSS nel 1991) i negoziati non hanno mai portato a una svolta.
I precedenti passaggi di alti esponenti del Cremlino nell’area risalivano al 2010 e al 2019, quando Dmitry Medvedev visitò il territorio conteso prima da presidente e successivamente da primo ministro. L’odierno viaggio di Putin ribadisce con forza la posizione di Mosca sull’arcipelago, in un contesto di relazioni bilaterali fortemente deterioratesi dall’inizio della guerra su vasta scala in Ucraina nel 2022.