ROMA - Valter Lavitola sostiene di non avere chiesto una bomba, ma “quattro o cinque spari” contro il muro della casa di Sigfrido Ranucci.
È quanto emerge, secondo quanto si apprende, dall’interrogatorio di garanzia in cui l’ex editore e imprenditore ha ammesso di essere il mandante dell’attentato al conduttore di Report.
Lavitola avrebbe quindi immaginato una modalità diversa rispetto a quella poi realizzata con l’esplosione di un ordigno rudimentale, che danneggiò le auto del giornalista. Una volta saputo dell’attentato, però, non avrebbe avuto da obiettare, ritenendo comunque dimostrativa quella modalità dimostrativa.
L’ex editore, detenuto in alta sicurezza a Rebibbia da lunedì, ha sostenuto davanti al gip di avere agito per far innalzare il livello di protezione di Ranucci. Nei suoi confronti la Procura di Roma contesta anche l’aggravante del metodo mafioso.
La Procura darà parere negativo alla richiesta di arresti domiciliari presentata dal difensore di Lavitola, l’avvocato Sergio Cola, dopo l’interrogatorio di garanzia. Il legale ha chiesto l’attenuazione della misura cautelare sostenendo che, alla luce dell’ammissione e di altri elementi emersi, non sussisterebbero il pericolo di fuga, la mancata collaborazione e il rischio di inquinamento probatorio. La decisione spetterà al gip.
L’inchiesta aveva già portato, a fine giugno, all’esecuzione di quattro misure cautelari nei confronti di tre uomini e una donna, ritenuti gli esecutori materiali dell’attentato. Sono accusati, a vario titolo, di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, con le aggravanti dell’azione commessa da più di cinque persone e delle modalità di tipo mafioso.
Tra i destinatari della misura emessa dal gip c’è anche Gomes Clesio Tavares, factotum di Lavitola, che si troverebbe in Camerun. I pm capitolini sono pronti ad avviare nei suoi confronti la procedura per l’estradizione.
Sul caso interviene di nuovo Matteo Salvini. Secondo il vicepremier e ministro delle Infrastrutture, Ranucci dovrebbe “assolutamente” fare un passo indietro dalla conduzione di Report.
“Fosse coinvolto un giornalista della Lega o di centrodestra nella metà delle cose che stanno uscendo, ci sarebbero già i cortei della Cgil e dell’Usigrai”, afferma Salvini, invitando alla cautela fino a quando non sarà fatta chiarezza.
Il leader della Lega critica anche il post in cui Ranucci ha richiamato Aldo Moro, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. “Al di là dei deliri e degli accostamenti con Falcone, Borsellino, Aldo Moro, che spero siano frutto del caldo”, dice Salvini.
Poi aggiunge: “Da un attentato organizzato da quello che lui affermava essere un carissimo amico per potenziargli la scorta, se solo fosse vero questo, diciamo che scegliti meglio gli amici e non andare in conduzione in Rai”.