KIEV - La guerra in Ucraina continua a intensificarsi, segnata da pesanti attacchi alle infrastrutture civili, da una drammatica escalation di vittime e da complesse operazioni militari nel bacino del Mar Nero, mentre da Kiev si leva un nuovo accorato appello per la fornitura di sistemi di difesa aerea.
Un drone russo a getto ha colpito la locomotiva di un treno passeggeri con 340 persone a bordo nella regione di Odessa, provocando la morte immediata del macchinista e del suo assistente. Il CEO delle Ferrovie ucraine, Oleksandr Pertsovskyi, ha spiegato che il convoglio stava facendo ingresso in stazione per far evacuare i passeggeri a seguito dell’allerta droni, ma “il personale della locomotiva non ha avuto abbastanza tempo per scendere”. Fortunatamente, nessun passeggero è rimasto ferito.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha condannato l’episodio su X, definendolo un atto deliberato contro civili: “Chi manovrava quel drone certamente non poteva ignorare che l’obiettivo fosse esclusivamente civile”. Zelensky ha segnalato attacchi notturni in 11 regioni condotti con oltre 130 droni d’attacco, sottolineando la necessità di maggior sostegno: “Ogni giorno, i russi colpiscono la vita delle persone comuni semplicemente per seminare terrore... Serve più sostegno alla difesa aerea e più pressione sulla Russia se il mondo è davvero determinato nel voler fermare questa guerra in Europa”.
La tragedia si inserisce in un quadro generale di forte aggravamento. Secondo la missione di monitoraggio dei diritti umani dell’Onu, il mese di luglio ha registrato un numero record di vittime civili: almeno 437 morti e 2.610 feriti, con un incremento del 30% rispetto al mese precedente e del 70% rispetto allo stesso periodo dell’anno prima. Si tratta del dato mensile più alto dal maggio 2022.
Parallelamente, l’aeronautica di Kiev ha rilevato a luglio il maggior numero di lanci di missili russi contro il Paese. Dall’inizio dell’invasione, l’Onu ha verificato la morte di 16.874 civili, precisando tuttavia che la cifra reale è nettamente superiore a causa dell’impossibilità di compiere verifiche nelle zone occupate, come Mariupol. Tra le città più duramente colpite figura la capitale Kiev, con almeno 54 vittime nel solo mese di luglio. Contestualmente, Mosca ha riportato un aumento delle vittime civili sul proprio territorio per via dei crescenti attacchi ucraini, dati che le Nazioni Unite non hanno potuto confermare per mancanza di accesso.
Sul fronte marittimo, le forze ucraine hanno condotto un “massiccio” attacco coordinato con droni e missili contro la base navale e il porto russo di Novorossiysk, nel Mar Nero. Secondo quanto riferito dalla Bbc e dalle autorità locali, l’operazione ha provocato tre morti (tra cui un bambino di otto anni) e 24 feriti, danneggiando due principali terminal per l’esportazione di cereali.
Zelensky ha descritto l’azione come “un’operazione unica” condotta con razzi, aerei e droni navali. Successivamente, le Forze armate ucraine hanno dichiarato che quattro navi da guerra russe, tra cui due fregate, sono state colpite nel corso del raid. La base di Novorossiysk ospita gran parte della Flotta russa del Mar Nero dopo il suo arretramento dalla storica base di Sebastopoli in Crimea, divenuta troppo vulnerabile. “La flotta di occupazione e tutte le infrastrutture che la supportano non saranno al sicuro finché continuerà l’aggressione russa”, ha rimarcato il leader ucraino.
Intervistato dalla Cnn, Volodymyr Zelensky ha lanciato un nuovo pressante appello agli Stati Uniti per l’invio di intercettori Patriot, rivelando di trascorrere le giornate impegnato in “milioni” di telefonate e negoziati poco trasparenti con gli alleati. L’Ucraina si trova ad affrontare un’ondata di attacchi con missili balistici avendone a disposizione una scorta quasi nulla: “Quest’anno abbiamo due volte e mezzo meno intercettori rispetto al 2025. La Russia ha il doppio dei missili balistici al mese rispetto a prima”.
Zelensky ha illustrato i contorni dell’emergenza fornendo stime precise sulla percentuale di stock statunitensi necessari per la difesa: “Se gli Stati Uniti ci venderanno il 5%, attraverseremo l’inverno e salveremo vite alle persone. Se riescono a venderci il 10%, distruggeremo tutti i missili balistici russi. Adesso ho l’1%“. La carenza di tali munizioni, ha spiegato il presidente, è acuita da una scarsità globale derivante dal conflitto tra UsaA e Iran, nel quale gli Stati Uniti e i Paesi del Golfo hanno impiegato decine di intercettori per neutralizzare droni e vettori iraniani.
Rimangono incertezze anche sulla possibilità di produrre tali armamenti in patria. Nonostante l’apparente apertura del presidente Donald Trump a margine del vertice NATO di Ankara nel concedere all’Ucraina una licenza per fabbricare i complessi sistemi Patriot, lo stesso Trump si è mostrato in seguito dubbioso. Sebbene le aziende produttrici abbiano inviato propri rappresentanti a Kiev per discutere il progetto, i risultati concreti restano al momento sfuggenti.
Nel contesto del supporto internazionale, i dati diffusi dal Kiel Institute evidenziano che gli aiuti militari destinati a Kiev hanno toccato a giugno la quota di 7,2 miliardi di euro, segnando il livello mensile più elevato dall’interruzione dei finanziamenti diretti statunitensi avvenuta nel febbraio 2025. Si tratta del terzo maggior incremento mensile registrato dall’inizio del conflitto nel febbraio 2022.
A guidare questa ripresa è stato principalmente un nuovo maxi-prestito da 90 miliardi di euro approvato dall’Unione Europea per il periodo 2026-2027, volto a sostenere lo sforzo bellico e la stabilità statale. Tra maggio e giugno, le istituzioni Ue hanno erogato 4,3 miliardi di euro, a cui si aggiunge uno stanziamento di 700 milioni di euro deliberato dalla Germania. Taro Nishikawa, responsabile del Kiel Institute, ha commentato che “il rapido sblocco del prestito ha inviato un segnale positivo all’Ucraina”.
Ciononostante, la tendenza di lungo periodo evidenzia una contrazione complessiva: prima dello stop di Washington del febbraio 2025, la media mensile dei contributi dai Paesi donatori era di 3,46 miliardi di euro, scesa successivamente a 2,94 miliardi. Benché non vi siano più trasferimenti finanziari diretti dagli Stati Uniti, l’industria bellica statunitense rimane determinante. Gli Stati europei acquistano infatti in misura crescente sieri e forniture direttamente dalle aziende statunitensi o attingono dalle scorte degli Usa.
Come sottolineato dall’analista Federico Mellace del Kiel Institute, “gli Stati Uniti restano un fornitore essenziale di sistemi di difesa come i Patriot, per i quali l’Europa dispone al momento di alternative limitate”, ponendo per il futuro la questione fondamentale se l’Europa sarà in grado di sviluppare alternative autonome o se continuerà a dipendere dalle forniture Usa.