GERUSALEMME - Sale la tensione nella Cisgiordania occupata, dove l’esercito israeliano è intervenuto per contrastare gruppi di coloni accusati di aver imposto un assedio ad alcune abitazioni palestinesi nei pressi di Nablus, tra cui l’immobile appartenente a una famiglia con cittadinanza statunitense.
L’operazione giunge a seguito di giorni di forte instabilità e dopo l’inconsueta e dura presa di posizione dell’ambasciatore degli Stati Uniti in Israele, Mike Huckabee.
L’assedio, iniziato domenica nel villaggio di Qusra (nel governatorato di Nablus), ha visto decine di coloni radunarsi e stazionare attorno ad alcune case palestinesi, impedendo ai residenti di uscire e bloccando l’afflusso di cibo, acqua e beni essenziali.
Le dichiarazioni di Mike Huckabee assumono un peso particolare alla luce del suo profilo politico e religioso: pastore cristiano evangelico, Huckabee è noto per il suo fermo sostegno agli insediamenti ebraici in Cisgiordania (territorio occupato da Israele dal 1967) e per la sua storica opposizione alla creazione di uno Stato palestinese.
Ciononostante, il diplomatico ha bollato l’azione dei coloni con parole estremamente severe. “Le azioni di coloro che hanno compiuto questo orribile atto di terrore con l’obiettivo di intimidire e molestare questa famiglia sono disgustose”, ha scritto Huckabee su X, aggiungendo che “non ci sono scuse per un comportamento così criminale”.
Il rappresentante diplomatico ha respinto le polemiche sulla presunta inerzia delle autorità statunitensi e israeliane, precisando che la Casa Bianca “non è intervenuta perché noi abbiamo tenuto Washington informata della situazione” e confermando che l’amministrazione Trump è “molto coinvolta” negli sforzi per risolvere la crisi.
Huckabee ha inoltre chiarito che “l’Idf e la polizia israeliana sono intervenute su nostra richiesta per rimuovere i terroristi israeliani”, sottolineando che “non è accurato dire che Israele e l’ambasciata Usa non ha fatto nulla per proteggere i proprietari di casa palestinesi e cittadini americani”.
Su sollecitazione statunitense, le Forze di difesa israeliane (Idf) sono intervenute nell’Area B della Cisgiordania, smantellando le strutture di due avamposti illegali situati alla periferia di Qusra e del vicino comune di Jalud, ed effettuando operazioni per rimuovere un ulteriore avamposto, Tel Talpiot, noto per precedenti episodi di violenza. Durante le attività militari sono state confiscate attrezzature ed è stato fermato un cittadino israeliano.
“I soldati svolgeranno missioni difensive e pattugliamenti nell’area per mantenere la sicurezza e proteggere la zona”, ha comunicato l’Idf via social.
Inizialmente, l’esercito aveva chiesto ai residenti palestinesi delle case assediate e di altre abitazioni adiacenti di evacuare temporaneamente i propri immobili in vista dei controlli. Tuttavia, come riferito dall’emittente pubblica Kan, il comandante del Comando centrale delle Idf, generale Avi Blot, ha successivamente fatto marcia indietro a seguito delle critiche ricevute, disponendo che i soldati facciano ingresso esclusivamente nelle case non occupate.
Nonostante la rimozione di una tenda e lo smantellamento degli avamposti, le vie di accesso al villaggio di Qusra risultano interdette e la presenza dei coloni persiste sul campo. “I coloni sono sparsi nelle aree vicine sulla collina adiacente. Finora, nessuno è riuscito a farci arrivare cibo e rifornimenti perché l’area è completamente sigillata dall’esercito”, ha denunciato Aisha Hassan, una delle residenti coinvolte.
Il sindaco di Qusra, Abdel Azim Wadi, ha confermato che le truppe hanno emesso ordini temporanei di sgombero per alcune abitazioni durante le perquisizioni e che diversi coloni continuano a stazionare nell’area utilizzando coperte.
L’episodio si inserisce in un contesto di crescenti ostilità in tutta la Cisgiordania, dove le violenze dei coloni contro i palestinesi hanno registrato un drastico aumento a partire dall’attacco condotto da Hamas il 7 ottobre 2023. Attualmente, oltre 500 mila israeliani risiedono negli insediamenti in Cisgiordania (considerati illegali dal diritto internazionale) a fronte di circa tre milioni di cittadini palestinesi.
Parallelamente ai fatti di Qusra, le forze israeliane hanno condotto una serie di blitz all’alba nella Cisgiordania settentrionale. Secondo l’agenzia di stampa palestinese Wafa, veicoli militari e pattuglie sono entrati a Burqa (a nord-ovest di Nablus), a Salem (a est) e a Qusra, dove sono stati impiegati mezzi militari pesanti e un bulldozer blindato. Nel corso delle perquisizioni a Burqa sono stati effettuati diversi arresti, mentre altri cinque palestinesi sono stati fermati durante blitz condotti nelle località di Allar, Seida e Qaffin, a nord di Tulkarem.