CANBERRA - Secondo il Dipartimento degli Affari Esteri e del Commercio (DFAT), sarebbero almeno sei gli australiani arrestati dalle autorità israeliane, dopo che la marina ha intercettato quasi tutte le 42 imbarcazioni partite da Barcellona un mese fa.
Fra i fermati figurano la regista Juliet Lamont, Surya McEwen, Abubakir Rafiq, Hamish Paterson, Bianca Webb-Pullman e Dan Coward. Le autorità di Tel Aviv hanno dichiarato che gli attivisti sono “in buona salute” e saranno deportati in Europa. Tuttavia, i familiari e i sostenitori hanno espresso preoccupazione per la mancanza di informazioni, aggravata dalle difficoltà di comunicazione durante la festività di Yom Kippur.
Un portavoce del governo ha confermato che Canberra ha chiesto formalmente accesso consolare e chiarimenti sulla detenzione. L’assistenza, se concessa, potrà includere visite in carcere, contatti con avvocati locali e facilitazioni per comunicare con le famiglie. Il ministro della Sanità australiano, Mark Butler, ha ribadito che, pur riconoscendo il valore morale del tentativo di consegnare cibo e medicine a Gaza, scoraggia i cittadini dal cercare di rompere il blocco navale israeliano.
La flottiglia, composta da circa 50 imbarcazioni provenienti da 44 Paesi con oltre 500 attivisti a bordo, contava su figure di rilievo come Greta Thunberg, l’ex sindaca di Barcellona Ada Colau e l’eurodeputata Rima Hassan, tutte arrestate. Le navi erano cariche di aiuti umanitari, ma il ministero degli Esteri israeliano ha bollato l’iniziativa come una “provocazione”, sostenendo che gli organizzatori non avevano davvero forniture rilevanti e che l’obiettivo fosse politico.
Le immagini trasmesse in diretta da alcune imbarcazioni mostrano le forze israeliane salire a bordo con le armi spianate, mentre gli attivisti, con indosso giubbotti di salvataggio, alzavano le mani in segno di resa. Secondo gli organizzatori, una sola nave sarebbe riuscita ad avvicinarsi alle coste di Gaza prima di perdere i contatti.
La vicenda ha innescato proteste in numerose città, da Roma a Istanbul, da Atene a Buenos Aires, con migliaia di manifestanti che hanno condannato le azioni di Israele e chiesto la fine del blocco umanitario di Gaza. In Italia, il maggiore sindacato ha indetto uno sciopero generale di un giorno in solidarietà con la flottiglia, provocando le critiche della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, secondo la quale l’iniziativa “causerà problemi agli italiani senza portare alcun beneficio ai palestinesi”.
La Turchia ha definito l’intercettazione un “atto di terrorismo” e una violazione del diritto internazionale, mentre la Colombia ha annunciato l’espulsione dei diplomatici israeliani e la fine dell’accordo di libero scambio con Tel Aviv. Anche Pakistan e Malesia hanno condannato duramente l’operazione, accusando Israele di ostacolare deliberatamente gli aiuti umanitari.
Intanto, le Nazioni Unite stimano che a Gaza oltre 641mila persone vivano in condizioni di insicurezza alimentare catastrofica, con la carestia dichiarata ad agosto. Il DFAT ha ribadito l’appello affinché Israele consenta un flusso “sostenuto e senza ostacoli” di aiuti umanitari nel territorio assediato.
Per l’Australia, il caso si inserisce in un contesto diplomatico delicato: bilanciare il sostegno al diritto alla sicurezzadi Israele, con la crescente pressione dell’opinione pubblica e dei parlamentari sensibili alla crisi umanitaria palestinese. La senatrice indipendente Fatima Payman ha espresso “profonda preoccupazione” per gli australiani detenuti, ricordando che la flottiglia rappresenta “la determinazione di persone di tutto il mondo a stare al fianco dei palestinesi”.