TEL AVIV - Israele afferma di aver fermato l’ultima flottiglia internazionale diretta verso Gaza per consegnare aiuti umanitari.
Secondo il ministero degli Esteri israeliano, 430 attivisti a bordo delle imbarcazioni sono stati trasferiti su navi israeliane e portati verso Israele, dove potranno incontrare i propri rappresentanti consolari.
Il ministero ha definito l’iniziativa “un’altra flottiglia di propaganda”, sostenendo che l’operazione fosse al servizio di Hamas e che Israele continuerà ad agire nel pieno rispetto del diritto internazionale, impedendo qualsiasi violazione del blocco navale su Gaza. Le autorità israeliane hanno anche affermato che non sono stati sparati proiettili veri e che, dopo diversi avvertimenti, sono stati usati mezzi non letali in direzione delle imbarcazioni, non contro i manifestanti. Nessun attivista, secondo Israele, sarebbe rimasto ferito.
La Global Sumud Flotilla ha fornito una versione opposta. Gli organizzatori hanno detto che tutte le 50 barche della flottiglia sono state intercettate nel Mediterraneo orientale e che 428 partecipanti provenienti da oltre 40 Paesi sono stati detenuti. L’obiettivo dichiarato dell’iniziativa era aprire un corridoio umanitario e rompere quello che gli attivisti definiscono l’assedio illegale di Gaza.
In un messaggio pubblicato su X, gli organizzatori hanno accusato Israele di aver intercettato illegalmente e con violenza la flotta umanitaria internazionale, parlando di “rapimento” di volontari impegnati in una missione pacifica. Hanno chiesto il rilascio immediato dei partecipanti, il passaggio sicuro per l’intera flottiglia e la fine del blocco su Gaza.
Immagini trasmesse in diretta dalla flottiglia avrebbero mostrato soldati sparare verso due imbarcazioni, anche se non è chiaro quale tipo di munizioni sia stato usato. La Global Sumud Flotilla è nata lo scorso anno dall’iniziativa di diverse reti internazionali di attivisti. “Sumud”, in arabo, significa fermezza.
Israele ha già fermato in passato tentativi simili di rompere il blocco navale imposto attorno alla Striscia di Gaza dal 2007, blocco sostenuto anche dall’Egitto. Di solito, gli attivisti intercettati in precedenti missioni erano stati espulsi dopo un periodo di custodia israeliana.
La disputa accade mentre palestinesi e organizzazioni umanitarie internazionali sostengono che gli aiuti in ingresso a Gaza restino insufficienti, nonostante il cessate il fuoco di ottobre prevedesse un aumento delle forniture. Gran parte degli oltre due milioni di abitanti della Striscia è sfollata, tra case bombardate, tende improvvisate e rovine. Israele, che controlla ogni accesso a Gaza, nega di trattenere gli aiuti destinati alla popolazione.