PECHINO – Due file di ragazzi in uniforme bianco-azzurra che sventolavano bandierine cinesi e russe e gridavano in coro “benvenuto!” hanno accolto Vladimir Putin appena sbarcato dal suo aereo nella notte pechinese.

Il vertice coincide con il 25esimo anniversario del Trattato di buon vicinato e cooperazione tra Russia e Cina e si inserisce in una fase di intensa attività diplomatica tra Washington, Pechino e Mosca. Il Cremlino presenta l’incontro come un passaggio per “rafforzare ulteriormente” il partenariato strategico tra i due Paesi. In un videomessaggio diffuso prima della partenza, Putin ha parlato di relazioni a un “livello veramente senza precedenti” e ha definito Xi un “caro vecchio amico”.

Pechino colloca la visita nel quadro di una cooperazione stabile con Mosca, mentre continua a mantenere aperto il dialogo con Washington. La sequenza diplomatica dà al vertice una rilevanza ulteriore. Xi Jinping riceve Putin dopo aver incontrato Donald Trump a Pechino, in colloqui che hanno riguardato anche Ucraina, Iran e stabilità internazionale.

Mosca ha escluso che la visita del presidente russo sia stata organizzata in risposta a quella americana, parlando di coincidenza di calendario. Secondo il Cremlino, Putin e Xi discuteranno delle principali questioni internazionali e regionali e firmeranno una dichiarazione congiunta. La delegazione russa, composta da 39 membri, dovrebbe partecipare a colloqui bilaterali con le controparti cinesi. Al termine del vertice sono attesi circa quaranta documenti di cooperazione.

La dimensione personale resta parte della cornice politica. Putin è alla sua 25esima visita in Cina dall’inizio del suo mandato e ha incontrato Xi decine di volte. I due presidenti si definiscono abitualmente “amici” e hanno costruito un canale diretto che accompagna la crescita del partenariato sino-russo. Per Pechino, la visita serve anche a mostrare che il recente dialogo con Washington non modifica il rapporto con Mosca. Uno dei dossier principali del vertice è l’energia.

Dopo l’invasione dell’Ucraina e la progressiva riduzione dei flussi verso l’Europa, la Russia ha aumentato il peso del mercato cinese nelle proprie esportazioni di petrolio e gas. Pechino è diventata il principale sbocco per una parte rilevante delle risorse energetiche russe, mentre Mosca ha rafforzato la propria esposizione verso i mercati asiatici.

Il progetto più importante resta il gasdotto Power of Siberia 2, pensato per collegare i giacimenti russi alla Cina attraverso la Mongolia. Il dossier è discusso da anni e, secondo il Cremlino, sarà oggetto di colloqui approfonditi. Per Mosca, l’infrastruttura rappresenterebbe un canale aggiuntivo per riorientare verso est parte delle esportazioni di gas che prima guardavano al mercato europeo.

Per Pechino, invece, il progetto rientra in una strategia di diversificazione delle fonti energetiche, che include più fornitori e più rotte. Il commercio bilaterale è cresciuto in modo consistente negli ultimi anni. La Cina importa petrolio, gas, carbone e materie prime russe; la Russia acquista beni industriali, tecnologia, macchinari, automobili, elettronica e componentistica cinese. L’aumento degli scambi ha assunto un peso maggiore dopo le sanzioni occidentali e la riduzione dei canali commerciali tra Mosca ed Europa.

La guerra in Ucraina sarà uno dei temi centrali dei colloqui. La Cina continua a presentarsi come attore neutrale, favorevole a un negoziato di pace e contrario all’escalation. Pechino non ha però condannato l’invasione russa e ha mantenuto rapporti politici ed economici stretti con Mosca durante il conflitto.

Stati Uniti ed Europa accusano la Cina di contribuire indirettamente alla tenuta dell’apparato industriale russo attraverso l’esportazione di beni dual use, componenti e tecnologie utilizzabili anche in ambito militare. Il governo cinese respinge queste accuse.

Secondo il Financial Times, durante i colloqui della scorsa settimana a Pechino, Xi avrebbe detto privatamente a Trump che Putin potrebbe un giorno pentirsi della decisione di invadere l’Ucraina. La frase, riferita da fonti informate sull’incontro, non è stata confermata ufficialmente e non modifica la posizione pubblica di Pechino, che continua a evitare giudizi diretti sul conflitto.