NEW YORK – In meno di due ore di deliberazioni, una giuria della California ha respinto all’unanimità le accuse dell’uomo più ricco del mondo nei confronti del suo rivale Sam Altman e di OpenAI perché presentate dopo la scadenza dei termini di prescrizione.

A meno di richieste di appello, il verdetto mette fine a un caso che ha stregato il mondo tech mettendo in contrapposizione due delle figure più emblematiche nell’intelligenza artificiale. E incombe sulle quotazioni multimiliardarie di SpaceX e della stessa OpenAI attese nei prossimi mesi.

Il processo, cominciato il 28 aprile, è stato visto come un momento chiave per il futuro di OpenAI e dell’intelligenza artificiale in generale, sia per quanto riguarda il modo in cui dovrebbe essere utilizzata, sia chi dovrebbe trarne beneficio, anche economicamente. Il verdetto di una giuria composta da nove membri, che in pratica lascia tutto inalterato, è arrivato dopo undici giorni di testimonianze e argomentazioni in cui la credibilità di Musk e di Sam Altman è stata ripetutamente messa in discussione.

Per la start up di Altman la vittoria rappresenta una schiarita in vista dell’Initial public offering, sulla quale Musk pesava come un macigno. Per Musk e la sua xAI, che si è di recente unita con SpaceX, il verdetto è invece un pesante schiaffo, anche se il miliardario può rivendicare di essere stato sconfitto non nel merito ma solo per ragioni di statuto.

Al centro del contenzioso le accuse di Musk contro il nemico Altman che lo avrebbe manipolato e indotto a contribuire a suon di milioni al lancio di OpenAI per sviluppare un’intelligenza artificiale a beneficio dell’umanità. Una promessa rivelatasi poi falsa con Altman che si è trasformato nell’architetto della trasformazione della start up in un’impresa a scopo di lucro.

Se Musk avesse vinto, avrebbe cercato di costringere l’azienda a tornare alla sua struttura no-profit, una mossa che avrebbe fatto deragliare la sua prevista ipo e interrotto i legami con importanti investitori come Microsoft, Amazon e SoftBank, che hanno investito miliardi nell’azienda nel contesto della corsa globale all’intelligenza artificiale.

“Sono stato uno sciocco” ad aver contribuito con 38 milioni, ha ammesso Musk nel corso del processo, durante il quale ha chiesto danni per 180 miliardi di dollari e la rimozione di Altman e il presidente di OpenAI Greg Brockman dai loro ruoli. “Hanno rubato da un’associazione di beneficenza”, ha attaccato Musk.

I legali dell’amministratore delegato di ChatGPT hanno respinto punto dopo punto le accuse, sostenendo che Musk fosse a conoscenza del piano per la creazione di una società a scopo di lucro e di averlo sostenuto. L’uomo più ricco del mondo avrebbe cercato di assumere il controllo dell’iniziativa e fatto causa solo dopo essere stato respinto.

Musk è “uno spettacolo di ipocrisia”, hanno tuonato gli avvocati di Altman. Musk ha fatto causa a OpenAI e Altman nel 2024 descrivendo la sua battaglia come una lotta per l’anima dell’intelligenza artificiale, che è “forse la maggiore minaccia esistenziale che ci troviamo ad affrontare”. Un concetto ripetuto più volte anche in tribunale. “Potrebbe aumentare la prosperità, ma potrebbe anche ucciderci tutti. Vogliamo trovarci in un film di Gene Roddenberry come Star Trek e non in uno di James Cameron come Terminator”, ha detto dal banco dei testimoni paragonando l’addestramento dell’AI al crescere figli.

“Quando si ha un figlio molto intelligente e cresce, non puoi più controllarlo ma puoi cercare di instillargli i valori giusti. Onestà, integrità e attenzione all’umanità”, ha spiegato prevedendo che l’AI “sarà probabilmente intelligente quanto un qualsiasi essere umano già a partire dal prossimo anno”.

Una previsione che agita e che arriva mentre Mythos, l’ultimo modello di intelligenza artificiale nato in casa Anthropic, agita le autorità di tutto il mondo per la sua potenza e capacità, nelle mani sbagliate, di causare danni.