WASHINGTON – L’amministrazione Trump comunicherà agli alleati della Nato che ridurrà le forze americane disponibili per l’Alleanza durante le crisi. Lo riporta Reuters sul suo sito citando alcune fonti, secondo le quali il Pentagono vuole ridimensionare il suo impegno in modo significativo.
Nell’ambito del ‘Nato Force Model’, i Paesi dell’Alleanza individuano insieme le forze disponibili che potrebbero essere usate durante un conflitto o una grave crisi, come un attacco a membro Nato. L’annuncio è atteso venerdì. Lo sprint inizia in queste ore, per terminare ad Ankara ai primi di luglio, al vertice Nato.
In mezzo due tappe cruciali: la ministeriale Esteri di Helsingborg, in Svezia, fino a venerdì, e poi la riunione dei ministri della Difesa a Bruxelles a metà giugno. L’obiettivo è quello di ricreare “lo spirito de L’Aia”, il vertice dell’anno scorso, che ha rilanciato l’Alleanza e placato i bollenti spiriti di Donald Trump. Ma non è facile.
La crisi di Hormuz aleggia come uno spettro sulla buona riuscita del summit. Gli europei, inoltre, cercano “chiarezza” sul numero delle truppe che gli Usa sono disposti a mantenere in Europa. “Basta sorprese”, confida una fonte diplomatica alleata.
Il tema, con ogni probabilità, sarà sollevato a Helsingborg, dov’è atteso il segretario di Stato Marco Rubio. Il comandante supremo delle forze alleate (Saceur), il generale Usa Alexus Grynkewich, al termine della riunione dei capi di Stato Maggiore ha precisato che ammonterà “a 5.000” il numero totale dei soldati americani sulla strada del ritorno. Si tratta, a quanto si apprende, della brigata corazzata in rotazione verso la Polonia (4.000 uomini) più la divisione di attacco a lungo raggio prevista per la Germania (circa 1.000).
A farne le spese sembra essere Varsavia, più che Berlino, ma quando Washington avrà finito con le pulizie di primavera si vedrà il risultato finale, che dovrebbe rispettare le indicazioni del comandante in capo. Ebbene, non è tanto l’entità di questa riduzione - definita “gestibile” e senza impatti sull’attuazione dei piani difensivi regionali e la deterrenza, sia da Grynkewich che dagli alleati - a preoccupare, quanto il modo in cui è nata, ovvero “punitiva” verso al Germania, oltre che a sorpresa - ecco perché gli alleati chiederanno a Rubio, per il futuro, “maggiore prevedibilità”.
Lo stesso Saceur, però, ha esortato gli europei a guardare in faccia la realtà, ovvero “nuovi spostamenti” delle truppe Usa, che andranno (si spera) di pari passo “all’aumento delle capacità degli europei”. L’interrogativo che rimbalza sempre più di sovente nei corridoi del quartier generale della Nato a questo punto non è tanto sul ‘se’ ma sul ‘come’ e ‘quando’ di tale disimpegno nonché, al contempo, se l’industria europea della difesa, frammentata e poco incline ad assumersi rischi, sia davvero in grado di fornire ciò che serve all’Europa per emanciparsi dagli Stati Uniti , ammesso che gli Stati Uniti accettino di perdere quote di mercato in Europa, cosa che non appare chiara.