TEL AVIV - Verso la mezzanotte (ora locale) il cielo si è illuminato di un bagliore arancione dovuto a traccianti luminosi, raid aerei e colpi di artiglieria che hanno scosso la città. Fonti locali parlano di 37 attacchi in 20 minuti, mentre carri armati di Tsahal sono entrati in via Al-Jalaa, nel cuore della città.
Il Ministero della Difesa israeliano ha pubblicato un video che mostra il crollo della torre Burj al-Nur, uno dei numerosi edifici alti rasi al suolo nelle ultime settimane, sostenendo che fossero utilizzati da Hamas. Nella sola giornata di sabato, almeno 49 persone erano state uccise a Gaza City, portando a 62 il numero totale di vittime nella Striscia. Tra gli obiettivi colpiti tre scuole gestite dall’ONU nel campo profughi di Shati, che ospitavano sfollati. Testimoni riferiscono di avvisi dati solo pochi minuti prima dei bombardamenti, costringendo famiglie a fuggire lasciandosi alle spalle gli effetti personali.
Secondo l’agenzia palestinese della protezione civile, oltre 6mila persone sono state sfollate da Gaza City nelle ultime 24 ore, mentre circa 900mila si trovano ancora nella città, spesso senza la possibilità concreta di spostarsi verso sud. Al-Mawasi, la zona costiera indicata come “sicura”, è sovraffollata e priva di servizi essenziali; molti sfollati, dopo aver tentato la fuga, stanno tornando indietro. “Se dobbiamo morire, preferiamo farlo a Gaza City piuttosto che rischiare tutto per nulla nel sud”, ha detto Faraj Ashour, che ha perso le gambe in un attacco e ora si prepara a rientrare in città con la famiglia.
Le forze israeliane hanno lanciato volantini invitando la popolazione ad abbandonare l’area, ma le ONG denunciano che i corridoi di evacuazione non sono sicuri: oltre 850 persone sono state uccise nei pressi dei punti di distribuzione degli aiuti secondo dati ONU.
Sul fronte politico-diplomatico, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha lanciato un duro avvertimento ad Hamas dopo le notizie che alcuni ostaggi sarebbero stati usati come scudi umani. In visita a Tel Aviv, il segretario di Stato Marco Rubio ha ribadito che Washington considera prioritario il ritorno degli ostaggi e l’eliminazione della minaccia di Hamas. Netanyahu ha ringraziato per il sostegno, mentre a Doha si è aperto un vertice straordinario dei Paesi arabi e musulmani.
La situazione resta estremamente tesa: l’IDF si prepara a combattere strada per strada contro miliziani nascosti tra i civili, mentre le famiglie degli ostaggi temono che l’assalto metta a rischio la vita dei loro cari. Sullo sfondo, la crisi umanitaria continua ad aggravarsi, con il ministero della Salute di Gaza che denuncia 420 morti per malnutrizione dall’inizio del conflitto, inclusi 145 bambini.