ROMA – “La maggioranza ha scelto consapevolmente di trasformare la rappresentanza degli italiani all’estero in una variabile sacrificabile”. È durissimo il giudizio del deputato del Partito Democratico Nicola Carè, eletto nella Circoscrizione Estero, ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide, dopo l’approvazione in Senato della riforma della legge elettorale.
Il testo, che ora torna alla Camera per la terza e ultima lettura, riduce da quattro a due le ripartizioni per l’elezione dei deputati e istituisce al Senato un’unica circoscrizione mondiale. Per Carè non si tratta di una modifica tecnica, ma di una scelta politica precisa: “Gli emendamenti che tentavano di salvaguardare le ripartizioni territoriali sono stati respinti. Qualcuno dovrà assumersi fino in fondo la responsabilità di questa scelta”.
Il numero dei parlamentari eletti all’estero, osserva il deputato, rimane formalmente invariato – otto deputati e quattro senatori – ma è proprio questo, a suo giudizio, il punto critico della riforma: “Si mantengono i numeri e si svuota la rappresentanza. Perché un parlamentare non rappresenta soltanto una quantità di voti: rappresenta territori, comunità, problemi e realtà profondamente differenti”.
Il nuovo assetto rischia infatti di rendere invisibili alcune aree della Circoscrizione Estero. Alla Camera l’attuale ripartizione in Europa, America Meridionale, America Settentrionale e Centrale e Africa-Asia-Oceania-Antartide verrebbe sostituita da due sole macroaree: l’Europa e un unico collegio che comprende Americhe, Africa, Asia, Oceania e Antartide. Al Senato, invece, tutti gli elettori italiani residenti all’estero voterebbero nella stessa circoscrizione mondiale. “Io rappresento Africa, Asia, Oceania e Antartide e conosco direttamente le distanze, le differenze e i bisogni di queste comunità”, sottolinea Carè. “Pensare di accorpare Australia, Asia e Africa con tutto il continente americano significa condannare le comunità numericamente più piccole a diventare invisibili”.
Il rischio, aggiunge, è che “Australia e Asia potrebbero non avere più alcun rappresentante né alla Camera né al Senato”. Un problema che, secondo Carè, riguarda anche il meccanismo del voto di preferenza, che la riforma mantiene per gli italiani all’estero: “In collegi di dimensioni planetarie, anche il voto di preferenza rischia di diventare una finzione”. A essere favoriti, spiega, sarebbero i candidati sostenuti dagli apparati più forti, con maggiori risorse economiche e radicati nei bacini elettorali più numerosi. “Il rapporto diretto tra elettore, territorio ed eletto verrebbe spezzato. Una circoscrizione mondiale non produce una rappresentanza globale: cancella la rappresentanza territoriale”.
Carè contesta dunque la scelta di intervenire sulle ripartizioni senza mettere in discussione, invece, le misure della riforma destinate a rendere più sicuro il voto per corrispondenza. “Rendere il voto più sicuro e trasparente è giusto e necessario; cancellare i territori non lo è”, afferma. Per il deputato un’alternativa esiste ancora, ma passa necessariamente dalla Camera: “Fermare questa legge”.
L’articolo 6 è infatti già stato approvato nello stesso testo dai due rami del Parlamento e, secondo Carè, non può essere modificato con un semplice intervento nell’ultimo passaggio senza riaprire l’iter parlamentare. “Chi voterà definitivamente questa legge non potrà sostenere di non averne compreso le conseguenze”, avverte. Il deputato annuncia quindi un voto contrario senza esitazioni e promette di continuare la battaglia per mantenere le quattro ripartizioni e garantire una rappresentanza a ciascuna area geografica.
“La rappresentanza degli italiani nel mondo non è una concessione: è una parte essenziale della democrazia della Repubblica”, conclude Carè. “È una vergogna politica e una profonda offesa nei confronti di milioni di cittadini italiani. Gli italiani all’estero vengono celebrati quando promuovono la nostra cultura, le nostre imprese e il nome dell’Italia nel mondo, ma vengono trattati come cittadini di serie B quando si decidono le regole della democrazia. Questo voto dice loro che la loro cittadinanza può valere meno. Ed è un messaggio inaccettabile”.