LIMA – Il Tribunale Nazionale Elettorale del Perù (Jurado Nacional de Elecciones, JNE), la massima autorità elettorale del Paese, ha proclamato ufficialmente Keiko Fujimori presidente eletta della Repubblica per il mandato 2026-2031, ponendo fine all’iter istituzionale seguito al ballottaggio del 7 giugno e confermando i risultati già diffusi nei giorni scorsi dall’Ufficio Nazionale dei Processi Elettorali (Oficina Nacional de Procesos Electorales, ONPE).
Nel corso della cerimonia ufficiale, il presidente del JNE, Roberto Burneo, ha annunciato la proclamazione della candidata conservatrice di Fuerza Popular insieme ai due vicepresidenti eletti, Luis Fernando Galarreta Velarde e Miguel Ángel Torres Morales.
“Proclamo la signora Keiko Sofía Fujimori Higuchi presidente della Repubblica; allo stesso modo, il signor Luis Fernando Galarreta Velarde primo vicepresidente della Repubblica e il signor Miguel Ángel Torres Morales secondo vicepresidente della Repubblica per il periodo 2026-2031, ai quali saranno consegnate le rispettive credenziali in una cerimonia pubblica e solenne che sarà convocata prossimamente da questo supremo tribunale elettorale”, ha dichiarato Burneo.
Secondo il verbale ufficiale presentato dalla segretaria generale del JNE, Yessica Clavijo, la lista di Fuerza Popular ha ottenuto 9.223.396 voti, pari al 50,13% dei voti validi, mentre il candidato della sinistra Roberto Sánchez, sostenuto da Juntos por el Perú, ha raccolto 9.173.755 preferenze, equivalenti al 49,86%. Il distacco definitivo è stato quindi di appena 49.641 voti.
Si tratta degli stessi dati pubblicati lunedì dall’ONPE al termine dello scrutinio del 100% delle schede, ora definitivamente ratificati dall’autorità competente per la proclamazione degli eletti.
La proclamazione arriva però in un clima ancora segnato dalle contestazioni dell’opposizione. Dopo la diffusione dei risultati definitivi, Roberto Sánchez ha denunciato presunte irregolarità e ha annunciato l’intenzione di rivolgersi alla Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH).
Secondo il candidato sconfitto, l’esito sarebbe stato determinato dalle modalità di gestione del voto degli elettori residenti all’estero. Le schede provenienti dai consolati sono infatti state inviate in Perù tramite valigia diplomatica, senza essere digitalizzate localmente come era invece avvenuto durante il primo turno. L’ONPE ha spiegato che tale procedura è dipesa da una decisione del Ministero degli Esteri.
Durante la cerimonia di proclamazione, il JNE ha però ribadito la regolarità del processo elettorale. Clavijo ha precisato che, dopo una “revisione d’ufficio dei verbali emessi dai Giurì Elettorali Speciali (Jurados Electorales Especiales), è stato accertato che non presentano incongruenze rispetto ai risultati delle schede contabilizzate al 100% dello scrutinio della seconda elezione presidenziale”.
La segretaria generale ha inoltre comunicato che il ricorso presentato da Juntos por el Perú è stato dichiarato “infondato”, confermando così la validità del verbale emesso dal Giurì Elettorale Speciale di Lima, oggetto dell’appello.
Con la proclamazione ufficiale del Tribunale Nazionale Elettorale si conclude formalmente il processo elettorale più combattuto degli ultimi anni in Perù.