BERLINO - Pensioni, tasse e mercato del lavoro: sono questi i pilastri del drastico pacchetto di riforme strutturali presentato dal governo del Cancelliere Friedrich Merz.
L’obiettivo dichiarato è far uscire la locomotiva economica d’Europa da una fase di logorante stagnazione e, al contempo, cementare la tenuta di una coalizione reduce da mesi di fortissime tensioni interne.
Il piano, descritto dagli stessi partiti di governo come una svolta per alleggerire il carico su lavoratori e imprese, introduce un taglio dell’imposta sul reddito per la classe media del valore complessivo di 10 miliardi di euro. In base alle nuove tabelle, una famiglia media con due figli e un reddito di 60.000 euro all’anno disporrà di circa 600 euro di sgravio fiscale annuo.
A finanziare la misura saranno i contribuenti più abbienti: l’aliquota marginale massima per chi guadagna più di 250.000 euro all’anno salirà infatti dal 45% al 47%. Una redistribuzione del carico fiscale difesa con forza dal ministro delle Finanze e vicecancelliere Lars Klingbeil (Spd): “I contribuenti con i redditi più elevati si assumeranno una quota maggiore del carico fiscale. È una misura equa, affinché il nostro Paese possa andare avanti”.
Sul fronte previdenziale, la riforma introduce un innalzamento graduale dell’età pensionistica che, nell’arco di 15 anni, passerà dagli attuali 67 anni a 67,5 anni.
“Stiamo lavorando per ridurre la burocrazia. Stiamo lavorando per proteggere il nostro Stato sociale e per alleggerire il carico su lavoratori e imprese attraverso una riduzione delle tasse”, ha rivendicato il Cancelliere Merz, che all’insediamento aveva promesso “un grande balzo in avanti” per la crescita del Paese.
L’intesa tra i cristiano-democratici (Cdu) di Merz e i partner socialdemocratici (Spd) tocca da vicino il funzionamento quotidiano delle imprese e del welfare, puntando a una decisa deregulation. Sul fronte del contrasto all’assenteismo, viene abolita la possibilità per i lavoratori di ottenere il certificato medico di malattia per telefono, introdotta durante la pandemia, con lo scopo esplicito di arginare i giorni di assenza ingiustificata.
Allo stesso tempo, per garantire una maggiore flessibilità commerciale e contrattuale, è prevista l’estensione dell’orario di apertura domenicale per bar e panetterie, l’ampliamento degli incentivi fiscali per chi lavora nei giorni festivi e la possibilità per le aziende di assumere personale con contratti a tempo determinato della durata massima di otto anni.
Infine, con l’obiettivo di attrarre l’innovazione, sarà facilitato il licenziamento dei dipendenti con retribuzioni più elevate; si tratta di una norma studiata specificamente per attirare start-up nei settori ad alto valore aggiunto e ad alto reddito, come quello delle biotecnologie.
Dietro la facciata dell’accordo si nascondono però negoziati tesissimi. Fonti governative hanno rivelato al Financial Times che il pacchetto fiscale finale è decisamente meno ambizioso rispetto ai piani iniziali.
Merz era giunto a un passo da un compromesso con Klingbeil per un maxi-taglio da 27 miliardi di euro, ma l’ala della Cdu si è opposta duramente all’idea di sovvenzionarlo tassando i redditi più alti, nel timore di scatenare la rivolta dei proprietari delle aziende a conduzione familiare che costituiscono l’ossatura del Mittelstand tedesco. Nonostante il ridimensionamento, le stesse fonti descrivono oggi un “clima di lavoro nettamente migliorato” all’interno dell’esecutivo.
La fretta del governo nel varare le riforme è dettata da scadenze politiche ed economiche pressanti. A settembre si terranno cruciali elezioni regionali negli Stati dell’ex Germania Est, dove l’ultradestra di AfD (Alternative für Deutschland) potrebbe conquistare per la prima volta nella storia del dopoguerra la guida di un Land, uno scenario che certificherebbe il crollo dei consensi per la coalizione di Merz.
A ciò si aggiunge una crisi industriale strutturale. Il modello tedesco orientato all’export soffre da tempo per l’aumento dei costi energetici e del lavoro, ma a dare il colpo di grazia sono arrivati la forte concorrenza di Pechino e l’aggressiva politica tariffaria dei dazi promossa dal presidente statunitense Donald Trump.
Proprio in risposta alla pressione sui mercati globali, Berlino ha annunciato che spingerà a livello dell’Unione Europea per ottenere misure più severe contro la “concorrenza sleale” e regole rigide sugli investimenti esteri nei settori strategici e nelle infrastrutture critiche, una mossa chiaramente rivolta alla Cina.
“Stiamo facendo tutto il possibile per superare le debolezze strutturali del nostro Paese sul fronte della crescita economica”, ha ammesso apertamente Merz, riconoscendo che “siamo sotto pressione da molti fronti”.
L’annuncio del governo ha suscitato reazioni contrastanti tra gli analisti, divisi tra chi intravede una reale svolta e chi giudica le misure insufficienti. Secondo Marion Muehlberger, economista senior di Deutsche Bank, ci si trova davanti a “uno dei più importanti pacchetti di riforme degli ultimi decenni”, un segnale chiaro della capacità dell’esecutivo di raggiungere un accordo su riforme strutturali rilevanti che “dovrebbe rafforzare la fiducia e conferma la nostra previsione di una ripresa della crescita nella seconda metà dell’anno”.
Più prudente, ma sostanzialmente ottimista, è il giudizio di Holger Schmieding, economista di Berenberg, secondo cui “nessuna delle numerose riforme sarà rivoluzionaria presa singolarmente”.
Tuttavia, Schmieding evidenzia che “insieme alla grande riforma delle pensioni già approvata dal governo dieci giorni fa, questo accordo può davvero fare la differenza. Se attuato, la Germania potrà tornare a essere un luogo più attrattivo per degli investimenti e la creazione di posti di lavoro”.
Di parere diametralmente opposto è invece Marcel Fratzscher, presidente dell’istituto economico Diw, che parlando al quotidiano Rheinische Post ha liquidato l’intera manovra con toni decisamente più critici, dichiarando che le misure della coalizione non rappresentano affatto “un grande successo, ma piuttosto un pacchetto dal valore simbolico”.