KIEV - Una profonda crisi politica scuote l’Ucraina nel pieno del conflitto. Migliaia di persone sono scese in piazza a Kiev e in altre città del Paese per protestare contro il licenziamento del ministro della Difesa, Mikhailo Fedorov.
La piazza chiede a gran voce al Parlamento di richiamarlo, proprio mentre la Verkhovna Rada ha approvato la nomina del Ceo di Naftogaz, Sergiy Koretsky, come nuovo primo ministro, nell’ambito del rimpasto di governo annunciato a sorpresa lo scorso fine settimana dal presidente Volodymyr Zelensky.
Al posto di Fedorov è prevista la nomina dell’attuale ministro degli Interni uscente, Ihor Klymenko. Tuttavia, secondo quanto anticipato da alcuni deputati del partito presidenziale “Servitore del Popolo”, Klymenko potrebbe non disporre dei voti necessari all’interno del Parlamento.
L’allontanamento di Fedorov ha innescato un vero e proprio effetto domino all’interno delle istituzioni civili e militari.
Il colonnello Pavlo Yelizarov, vice comandante delle forze aeree nominato a gennaio proprio da Fedorov e già comandante del Gruppo Lasar, un’efficace unità di droni della Guardia Nazionale nota per i raid ad alta precisione, ha rassegnato le dimissioni lanciando su Facebook un duro monito: “La rimozione di Fedorov è un grande danno per le capacità di difesa del nostro Paese”, e avvertendo che l’interruzione della riforma delle forze di difesa aerea voluta dal ministro renderà gli attacchi di droni e missili russi ancora più letali e distruttivi.
Anche Serhii Sternenko, trentunenne di Odessa, attivista sin dai tempi di Maidan nel 2014 e celebre vlogger da due milioni di iscritti su YouTube, ha lasciato il suo incarico di super consulente del ministero per l’approvvigionamento dei droni. Pur auspicando che le gare per i nuovi droni Fpv a lungo raggio vengano completate, Sternenko ha denunciato forti ostruzionismi.
In segno di protesta si è dimesso dalla Rada anche il deputato di “Servitore del Popolo” Mykyta Poturaiev, già consulente della campagna elettorale di Zelensky nel 2019, mentre la redazione di “United 24 Media”, sito di notizie militari finanziato dal governo, ha sospeso le pubblicazioni per partecipare alle manifestazioni.
In una conferenza stampa aperta e senza filtri, l’ex ministro Fedorov ha svelato i retroscena della rottura, accusando apertamente il capo di Stato maggiore Oleksandr Syrsky di aver esercitato una sistematica resistenza contro qualsiasi proposta di ammodernamento tecnologico al fronte.
Fedorov ha spiegato di aver chiesto inizialmente a Zelensky la rimozione di Syrsky, ricevendo un rifiuto: “Quando il presidente ha detto che non intendeva sostituire Sysrky, ho risposto che avrei accettato pienamente la sua decisione e che ero pronto a lavorare con lui, perché noi serviamo tutti gli ucraini”.
Tuttavia, secondo la ricostruzione dell’ex ministro, la situazione è precipitata rapidamente: “Da allora Sysrky però ha iniziato a bloccare ogni nostra iniziativa. Non era disposto a discutere i problemi apertamente”.
Pur riconoscendo al generale i meriti storici per la difesa di Kiev e le operazioni a Kharkiv e Kherson, Fedorov ha rimarcato che “la guerra è completamente cambiata. La tecnologia dei droni evolve ogni pochi mesi. Il sistema di comando e controllo è cambiato e dobbiamo cambiare anche noi. Non possiamo continuare a operare come facevamo allora, dobbiamo capire quello che andava fatto allora e quello che va fatto ora per sconfiggere la Russia”.
Fedorov ha confermato di aver avuto un colloquio sincero con Zelensky il giorno precedente, durante il quale il presidente gli ha offerto un ruolo da consigliere o un’altra posizione nella squadra di governo, proposta che è stata però rifiutata: “Il mio obiettivo non è mai stato di diventare un ministro o rimanere un ministro o di cercare incarichi. Ma oggi il mio compito è quello di mostrare quello che abbiamo ottenuto e di parlare dei rischi che ci troviamo di fronte. Oggi il problema non sono io. La questione riguarda tutti noi. Gli ucraini ora hanno tutti gli strumenti di cui hanno bisogno per fermare il nemico e non dobbiamo diventare come i russi. Dobbiamo cambiare il nostro approccio, dobbiamo dire la verità”.
Mentre la crisi politica infiamma il dibattito interno, sul terreno si continua a combattere. Nella notte, la Russia ha colpito Kiev con un violento attacco di missili balistici (il secondo della settimana dopo quello tra il 13 e il 14 luglio). Secondo il sindaco Vitaliy Klitschko, il bilancio è di due morti e sei feriti, tra cui un ragazzo di 16 anni. L’aeronautica ucraina ha riferito che sulla capitale sono piovuti almeno otto missili balistici, armi particolarmente insidiose e in grado di penetrare i sistemi difensivi cittadini a differenza dei missili da crociera e dei droni.
Contemporaneamente, un altro raid missilistico russo ha preso di mira le infrastrutture di Odessa. Serhiy Lysak, capo dell’amministrazione militare locale, ha comunicato su Telegram che l’attacco ha provocato un morto e un ferito, danneggiando gravemente anche l’edificio dell’Istituto professionale di trasporti marittimi e ferroviari: “Un altro attacco missilistico alla città. Le infrastrutture sono state colpite di nuovo”, si legge nel messaggio.
La risposta ucraina si è concentrata oltre il confine: nella notte, droni di Kiev avrebbero colpito la strategica base aerea russa Engels-2, situata nella regione di Saratov. Filmati e immagini diffusi dai residenti sui canali Telegram locali mostrano vasti incendi divampare all’interno del perimetro dell’installazione militare. Le esplosioni e l’abbattimento dei droni hanno provocato estese interruzioni di corrente nella città di Engels, dove si registrano danni e roghi anche in alcune abitazioni civili.