BOGOTÁ - La Colombia ha avviato un piano senza precedenti per il controllo degli ippopotami selvatici, conosciuti come “gli ippopotami di Pablo Escobar”, introducendo anche l’abbattimento selettivo come misura estrema.  

La decisione, annunciata il 13 aprile 2026 dal ministero dell’Ambiente, arriva dopo oltre quarant’anni di assenza di interventi strutturali, durante i quali la popolazione è cresciuta fino a raggiungere oggi 169 individui.  

Gli animali sono distribuiti su un’area di circa 43.342 chilometri quadrati, in particolare nella valle del fiume Magdalena e nei complessi paludosi della depressione Momposina, con la maggiore concentrazione nella Hacienda Nápoles (ex residenza di Escobar), dove si contano circa 114 esemplari, e nel municipio di Cocorná, con circa 31 individui. 

Questa popolazione deriva da quattro ippopotami, introdotti illegalmente negli anni Ottanta dal narcotrafficante Pablo Escobar nel suo zoo privato. Dopo la sua morte, gli animali si sono riprodotti senza controllo, sviluppando una straordinaria capacità di adattamento e diffusione al di fuori del loro habitat naturale africano.  

Proprio per queste caratteristiche, e sulla base di studi condotti da istituti scientifici nazionali, l’ippopotamo è stato classificato come specie esotica invasiva, ovvero una specie capace di colonizzare nuovi ambienti e minacciare ecosistemi, biodiversità ed economie locali. 

Le proiezioni del Ministero sono particolarmente preoccupanti: in assenza di interventi, la popolazione potrebbe superare i mille individui entro il 2035, arrivando a oscillare tra 1.278 e 1.307 esemplari nei decenni successivi.  

Per questo motivo il governo ha deciso di adottare un piano di gestione, che mira a ridurre il numero di animali, limitarne la distribuzione geografica e mitigare gli impatti sulle comunità e sugli ecosistemi.  

Le proiezioni stimate della crescita della popolazione di ippopotami senza interventi di contingenza.

Il programma, sostenuto anche da istituzioni scientifiche come l’Istituto Alexander von Humboldt e l’Istituto di Scienze Naturali dell’Università Nazionale, si basa su diverse strategie integrate, tra cui la traslocazione degli individui, la sterilizzazione chirurgica e il confinamento in aree delimitate.  

L’eutanasia viene prevista come ultima opzione, da applicare secondo protocolli tecnici rigorosi e nel rispetto del benessere animale, qualora le altre soluzioni non risultino praticabili. 

La necessità di intervento è legata ai molteplici effetti negativi che gli ippopotami stanno producendo nel territorio colombiano.  

La loro presenza altera gli equilibri naturali, generando competizione diretta con specie autoctone come il lamantino, la lontra, il capibara e il cervo, oltre a incidere sulle popolazioni ittiche fondamentali per la sussistenza delle comunità locali.  

Gli animali modificano anche il paesaggio fisico: il loro continuo passaggio crea nuovi canali, altera le rive dei fiumi, compatta il suolo e riduce la copertura vegetale. A ciò si aggiungono gli impatti sugli ecosistemi acquatici, dove le deiezioni aumentano la quantità di nutrienti e favoriscono fenomeni di eutrofizzazione, compromettendo la qualità dell’acqua e la biodiversità. 

Non meno rilevanti sono i rischi sanitari e sociali. Gli ippopotami possono contribuire alla diffusione di malattie e rappresentano una minaccia diretta per le popolazioni, a causa del loro comportamento aggressivo. Negli ultimi anni si sono registrati attacchi a imbarcazioni, blocchi delle vie di comunicazione e perdite di animali da allevamento.  

La loro presenza incide anche sulla vita quotidiana delle comunità, limitando gli spostamenti, danneggiando coltivazioni e infrastrutture e riducendo l’accesso alle risorse idriche per uso agricolo e zootecnico. 

Il piano di gestione risponde inoltre agli impegni internazionali assunti dalla Colombia rispetto alla Convenzione sulla Diversità Biologica del 1992, ratificato nel 1994, che obbliga i Paesi a prevenire e controllare la diffusione di specie invasive. Questo impegno è stato rafforzato anche dagli obiettivi del quadro globale per la biodiversità Kunming-Montreal, che considera la gestione delle specie invasive una priorità globale. 

Dopo oltre quattro decenni di crescita incontrollata, il governo colombiano riconosce dunque l’urgenza di intervenire con una strategia basata su evidenze scientifiche e su un approccio integrato.