GENOVA – Lo sport ha accompagnato le vicende migratorie degli italiani, diventando nel tempo uno spazio di aggregazione e integrazione, ma anche uno strumento per mantenere vivi i legami con i territori d’origine.
È una storia che affonda le proprie radici alla fine dell’Ottocento e che ha prodotto esperienze divenute simboliche. È il caso di club di calcio come il Boca Juniors di Buenos Aires e il Peñarol di Montevideo, legati alle comunità italiane in Sud America, o di figure come Joe Di Maggio, figlio di emigrati e diventato una delle icone del baseball mondiale.
In occasione della Giornata dello sport italiano nel mondo (istituita dalla Farnesina il 14 settembre, quest’anno con il tema “Italia: terra d’imprese, mare d’eccellenze), il Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana di Genova presenta gli aggiornamenti di progetto esclusivo di ricerca dedicato allo sport italiano nei cinque continenti.
“La Fune Azzurra – Lo sport italiano nei cinque continenti” è un progetto di ricerca portato avanti insieme a Fondazione Migrantes e realizzato con i fondi dell’8xmille Cei, che punta a ricostruire per la prima volta la storia e l’attualità dello sport praticato dagli emigrati italiani e dai loro discendenti nel mondo, oltre a una parte specifica riservata al ruolo dello sport per gli immigrati nel nostro Paese.
La ricerca considera gli esempi ormai entrati nella storia, ma guarda anche al presente, alle numerose realtà sportive che continuano a nascere nei diversi continenti grazie all’iniziativa degli italiani e dei loro discendenti.
A 6 mesi dall’avvio, La Fune Azzurra entra in una nuova fase, con il lancio di una campagna virale vuole raggiungere le varie comunità italiane nel mondo, con contenuti video e social dedicati al progetto che saranno diffusi attraverso la rete dei numerosi partner della ricerca.
Il lavoro si sviluppa lungo tre direttrici principali: le associazioni e società sportive italiane all’estero, i giovani italiani iscritti all’Aire tra i 6 e i 25 anni e le persone recentemente immigrate in Italia. Attraverso questionari, raccolta di testimonianze e analisi qualitative e quantitative, il progetto studierà il rapporto tra sport e mobilità, con particolare attenzione alla partecipazione associativa, alle relazioni sociali, al benessere psicofisico e ai processi di integrazione.
Uno specifico approfondimento sarà dedicato alle nuove generazioni di italiani nel mondo, per comprendere se e come la pratica sportiva possa contribuire a rafforzare il senso di appartenenza e il rapporto con le comunità italiane all’estero. La ricerca analizzerà chi pratica sport, in quali Paesi, con quale frequenza e in quali contesti, mettendo in relazione l’attività sportiva con socializzazione, benessere e partecipazione alla vita comunitaria.
Parallelamente, in Italia saranno analizzate le esperienze delle persone recentemente immigrate, per comprendere come le pratiche sportive possano favorire – oppure ostacolare – i processi di inclusione e appartenenza. I risultati saranno quindi messi a confronto con quelli relativi agli italiani residenti all’estero.
Gli italiani all’estero (e gli immigrati in Italia) possono partecipare a un questionario, che ha l’obiettivo di raccogliere e censire esperienze e storie. Il questionario (in italiano, inglese, francese, spagnolo e portoghese) è disponibile a questo link, con diversi percorsi: per genitori di minorenni che fanno attività agonistica o amatoriale, associazioni sportive, giovani atleti stranieri in Italia.
Sono già oltre 100 i club coinvolti nel sondaggio, che prossimamente sarà esteso anche alle scuole italiane all’estero.
La ricerca, che si concluderà nella primavera del 2027, punta a ricostruire per la prima volta in maniera organica la storia e l’attualità dello sport praticato dagli emigrati italiani e dai loro discendenti nei cinque continenti.
A marzo è previsto un convegno internazionale dedicato alla restituzione dei risultati e alla presentazione del report, con il patrocinio del Maeci e del ministero per lo Sport e i Giovani. I risultati confluiranno inoltre in una pubblicazione e in un documentario dedicato alla storia dello sport dell’emigrazione italiana e al contributo delle comunità italiane alla diffusione della cultura sportiva nel mondo.
“La Fune Azzurra è la naturale prosecuzione del lavoro che il Mei porta avanti ormai da alcuni anni sul rapporto tra emigrazione, identità e sport – dichiara Paolo Masini, presidente della Fondazione Mei –. Grazie alla rete di realtà sportive, istituzioni e università coinvolte, ci permette di guardare al fenomeno con una prospettiva sempre più ampia, articolata e organica”.
Proprio per questo la Giornata dello sport italiano nel mondo ha per il Mei un significato particolare. “Significa riconoscere nello sport non solo un patrimonio italiano da valorizzare, ma anche un potente strumento di relazione, appartenenza e dialogo”, aggiunge Masini.
La ricerca si avvale di una rete di partner istituzionali, accademici e sportivi che comprende il Consiglio generale degli italiani all’estero (Cgie), il ministero degli Esteri e Cooperazione Internazionale (Maeci), il Coni e la rete dei suoi delegati sportivi nel mondo, la Società italiana di storia dello sport, il patronato Acli (Associazione cattolica lavoratori italiani), l’Università di Genova, l’Università di Roma Tor Vergata e il Cus (Centro universitario sportivo) Roma Tor Vergata.
Per l’analisi del rapporto tra sport, inclusione e nuove migrazioni in Italia collaborano inoltre le associazioni sportive Uisp (Cgil), Us Acli e Csi (Uil).
La rete costruita dal Mei negli ultimi anni rappresenta una delle principali risorse del progetto. Al database, che raccoglie già oltre 40 società sportive italiane attive all’estero, si aggiungono i 130 protocolli di intesa sottoscritti dal Museo con realtà museali, associative e archivistiche in diverse parti del mondo.
Responsabile del progetto La Fune Azzurra è Paolo Masini. Coordinatore è Andrea Pedemonte; responsabile della ricerca sociologica è Agostino Massa, professore associato di Sociologia all’Università degli Studi di Genova; responsabile della ricerca storica è Lorenzo Venuti, ricercatore dell’Università di Messina; responsabile della ricerca sugli immigrati in Italia è Davide Valeri, dottore di ricerca in Sociologia dell’Università di Padova.
Il percorso proseguirà nei prossimi mesi con la raccolta e l’elaborazione dei dati. Il Mei invita associazioni, società sportive, ricercatori e singoli interessati a contribuire alla ricerca scrivendo all’indirizzo sport@museomei.it.
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