Le luci si abbassano, in platea cala quel silenzio sospeso che precede ogni grande racconto e il sipario lascia affiorare una figura destinata a rompere gli schemi del proprio tempo. Bastano pochi accordi perché la scena si riempia di parole, melodie e suggestioni, mentre il pubblico viene trascinato dentro l’universo di Stella Miles Franklin, la scrittrice ribelle che ha contribuito a costruire l’immaginario letterario australiano. È un’apertura di forte impatto, capace di conquistare fin dalle prime battute e di dichiarare immediatamente la cifra stilistica di uno spettacolo che sceglie di raccontare una donna fuori dagli stereotipi.
Debutta cosi in prima mondiale, dal 12 al 20 giugno all’Alexander Theatre dell’Ian Potter Centre for Performing Arts della Monash University, STELLA, nuovo musical, scritto, composto e ideato dalla musicista italo-australiana Monique DiMattina. Un progetto nato da un’intuizione personale e cresciuto nell’arco di sette anni fino a trasformarsi in una produzione di grande respiro, con un cast di cinque interpreti, sette musicisti dal vivo e cinquantasette cambi di costume che accompagnano quarant’anni di vita della celebre scrittrice australiana.
Sul palco si alternano alcuni dei nomi più apprezzati del teatro musicale australiano: Geraldine Hakewill, Johanna Allen, Shubshri Kandiah, Joe Kosky e Kaya Byrne, diretti da Julia Robertson con la direzione musicale di Vicky Jacobs. La scenografia di Nick Fry, i costumi firmati da Isla Shaw, il disegno luci di Sidney Younger e il sound design di David Letch contribuiscono a costruire una messinscena di forte impatto, nella quale il cast non lascia mai il palcoscenico, moltiplicando personaggi e identità proprio come accadeva nella vita della protagonista.
Eppure, tutto è cominciato in modo molto più semplice.
“Ho iniziato leggendo i suoi libri e scrivendo una canzone su di lei – racconta Monique DiMattina –. Poi ho continuato a scoprire episodi della sua vita e ogni volta nasceva una nuova canzone”.
Un brano dedicato agli uomini che Stella non sposò, un altro alle lettere indirizzate a quella che era stata una sua rivale, un altro ancora ai tanti pseudonimi dietro cui si celava. Un mosaico che, pezzo dopo pezzo, ha trovato una forma teatrale.
Sette anni rappresentano un tempo lungo per qualsiasi produzione, ma l’autrice non parla mai di un percorso lineare.
“Ci sono stati moltissimi momenti difficili – spiega sorridendo –. Però ogni concerto che organizzavamo faceva crescere l’interesse del pubblico e la convinzione che questa fosse una storia che meritava di essere raccontata”.
Il musical segue una partitura sorprendentemente ricca, attraversando folk australiano e irlandese, bush ballads, salsa, neo-classico, pop, punk rock e musical tradizionale. Una contaminazione artistica che riflette il carattere libero e anticonvenzionale di Stella Miles Franklin, figura spesso ricordata soltanto per My Brilliant Career e per il prestigioso premio letterario che porta il suo nome, ma la cui esistenza fu segnata da povertà, sessismo, lutti personali e due guerre mondiali.
A rendere possibile un allestimento tanto ambizioso è stato anche il sostegno del mecenate italo-australiano Eagle Zambelli, da decenni promotore delle arti in Australia.
Monique ricorda ancora il giorno della prima lettura completa del copione. Lei e Zambelli sedevano uno accanto all’altro mentre il cast dava voce ai personaggi. Al termine erano entrambi commossi.
“Mi disse una frase che non dimenticherò mai: ‘Ci sono voluti due italiani per raccontare agli australiani quanto è grande l’Australia’”.
Una battuta che racchiude perfettamente l’anima del progetto. Perché STELLA è sì una dichiarazione d’amore alla cultura australiana, ma nasce anche dallo sguardo di chi possiede radici altrove. Monique, nipote di un emigrato partito da Stromboli a soli tredici anni, riconosce proprio in quell’eredità familiare una sensibilità particolare verso la musica e la bellezza.
“In Italia mi colpisce sempre quanto arte e musica facciano parte della vita quotidiana – osserva –. Ricordo una festa con giovani ciclisti italiani: mi chiesero di suonare il pianoforte e per un’ora rimasero tutti in silenzio ad ascoltare. Non era importante quanto fossi brava, ma il piacere di condividere quel momento. È qualcosa che nasce dall’amore per la bellezza”.
Non sorprende allora che la prima mondiale di STELLA sia già stata inserita nel programma di VCE Theatre Studies, per offrire agli studenti l’occasione di confrontarsi con una nuova opera australiana ispirata a una delle sue voci letterarie più influenti.
Quando le luci si riaccendono, resta la sensazione di aver incontrato una donna sorprendentemente contemporanea e di aver assistito a uno spettacolo che parla di libertà, identità e, soprattutto, coraggio creativo. “Vorrei che in futuro anche l’Australia capisse quanto abbiamo bisogno dell’arte per sentirci davvero vivi ogni giorno”, conclude DiMattina.