ROMA - L’arresto in Libia di Osama Almasri Njeem, ex comandante della polizia giudiziaria di Tripoli accusato di torture e omicidi di detenuti, riapre le polemiche sul suo controverso rilascio in Italia lo scorso gennaio. Dopo le reazioni indignate delle opposizioni, da Palazzo Chigi arrivano fonti di governo che cercano di chiarire la posizione dell’esecutivo.
Secondo quanto riferito, il governo italiano era già a conoscenza del mandato di cattura emesso dalla Procura generale di Tripoli il 20 gennaio 2025, pressoché in contemporanea con quello della Corte penale internazionale de L’Aja. Lo stesso giorno, il ministero degli Esteri avrebbe ricevuto anche una richiesta formale di estradizione da parte delle autorità libiche.
Le stesse fonti spiegano che “questo dato ha costituito una delle fondamentali ragioni per le quali il governo italiano ha giustificato alla Cpi la mancata consegna di Almasri e la sua immediata espulsione proprio verso la Libia”. In sostanza, Roma sostiene di aver agito nel rispetto del diritto internazionale, privilegiando la competenza della giustizia libica in presenza di un mandato nazionale parallelo.
Ma le giustificazioni non placano le critiche. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha definito la vicenda “una figura vergognosa a livello internazionale”, chiedendo al governo di “chiedere scusa agli italiani”. Per la leader dem, l’esecutivo avrebbe “calpestato il diritto internazionale” cedendo alle pressioni di Tripoli.
Anche Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, parla di “una grave umiliazione per il governo Meloni”, ricordando che “la premier e i suoi ministri lo hanno fatto rientrare a casa con voli di Stato, con la nostra bandiera, ignorando la Corte penale internazionale”.
Il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, Nicola Fratoianni, ha sottolineato che “quello che Nordio, Piantedosi e Mantovano hanno impedito a gennaio, ora accade in Libia: il suo arresto per torture e abusi. Da Palazzo Chigi serve almeno un po’ di vergogna”.
Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, ha parlato di “una pagina vergognosa nella storia delle istituzioni italiane”, mentre Riccardo Magi (+Europa) ha chiesto le dimissioni del ministro della Giustizia Carlo Nordio, definendo l’intera gestione “un disastro politico e morale”.