Affacciate sulle Langhe e sul lago d’Iseo, a quasi duemila metri sulle montagne della Valle d’Aosta, lungo i crinali dell’Appennino o davanti al mare Adriatico e Tirreno. Si trovano tra i vigneti del Chianti, nelle campagne della Murgia e sui paesaggi selvaggi della Calabria. Sono le Big Bench, le ormai celebri panchine giganti che negli ultimi anni hanno conquistato i panorami più suggestivi d’Italia, diventando una presenza familiare nel paesaggio turistico del nostro Paese.
La loro storia comincia nel 2010 a Clavesana, nelle Langhe piemontesi, da un’idea del designer americano Chris Bangle. L’obiettivo era semplice ma originale: prendere un oggetto di uso quotidiano, come una panchina, e modificarne completamente le proporzioni per cambiare il modo in cui le persone percepiscono il paesaggio. Una panchina enorme, collocata in un punto panoramico, costringe infatti chi vi si siede a cambiare prospettiva e a guardare ciò che ha intorno con occhi diversi.
Ci si arrampica sulla seduta aiutandosi con l’apposito gradino e, una volta arrivati in cima, ci si ritrova con i piedi sospesi nel vuoto. È proprio in quel momento che si comprende il senso dell’idea di Bangle: tutto intorno sembra diventare improvvisamente più grande. Le montagne appaiono imponenti, le colline si allargano davanti agli occhi, i laghi sembrano distendersi all’infinito e persino i paesi e le strade assumono dimensioni diverse. È come tornare bambini e riscoprire il mondo da una prospettiva nuova.
Da quella prima installazione è nato il Big Bench Community Project, un’iniziativa senza scopo di lucro che ha trasformato le panchine giganti anche in uno strumento di valorizzazione dei piccoli comuni e dei territori meno conosciuti. Le Big Bench, infatti, vengono spesso collocate lontano dai principali centri turistici e per raggiungerle è necessario percorrere strade secondarie, sentieri e mulattiere. Il viaggio verso la panchina diventa così parte integrante dell’esperienza e permette di conoscere paesaggi, borghi e attività locali.
La rete è cresciuta rapidamente e oggi le Big Bench ufficiali sono centinaia, distribuite in numerose regioni italiane, mentre altre sono in costruzione. Ognuna ha un numero identificativo e un colore particolare, spesso scelto per richiamare il territorio in cui si trova. Cercarle può quindi diventare il filo conduttore di un vero e proprio viaggio attraverso l’Italia, dalle montagne del Nord fino alle coste e alle campagne del Sud.
Il percorso non può che iniziare dalle Langhe, dove tutto è cominciato. Sulle colline di Clavesana la grande panchina si inserisce in uno dei paesaggi più affascinanti del Piemonte, tra vigneti, cascine, piccoli borghi e dolci rilievi. È il luogo ideale per comprendere l’idea alla base del progetto: sedersi, fermarsi e osservare un paesaggio che, proprio perché visto da una prospettiva insolita, sembra completamente nuovo.
Da qui la ricerca delle Big Bench può diventare un itinerario attraverso le Langhe, tra Barolo, Barbaresco, Alta Langa e Monferrato. Le panchine permettono di alternare passeggiate e panorami alle visite nei borghi e nelle cantine, trasformando una semplice escursione in un viaggio alla scoperta della cultura e delle tradizioni enogastronomiche piemontesi.
Dalle colline si passa alle montagne della Valle d’Aosta, dove la prima Big Bench installata è la numero 125. Si trova a La Magdaleine, in località Col Pilaz, a 1.970 metri di altitudine. Qui lo scenario cambia completamente: al posto dei vigneti ci sono boschi, pascoli e grandi montagne. La panchina diventa quasi un punto d’osservazione sospeso davanti alle Alpi e offre un luogo privilegiato per fermarsi a contemplare il paesaggio. In una giornata limpida, il panorama e il silenzio rendono la sosta particolarmente suggestiva.
In Lombardia una delle Big Bench più scenografiche è quella di Pilzone, piccola frazione di Iseo. Per raggiungerla bisogna salire verso la località San Fermo, ma la fatica viene ripagata dalla vista sul lago d’Iseo e su Monte Isola. Dalla panchina il lago si apre davanti agli occhi circondato dalle montagne e dalle colline, in un paesaggio che cambia colore a seconda della stagione e della luce del giorno. È una meta particolarmente indicata al tramonto, quando l’acqua riflette le sfumature del cielo.
Spostandosi in Veneto, nei pressi di Casera Erte, a circa 1.400 metri di quota su un altopiano bellunese, si trova la Big Bench numero 46, affacciata sulla Valbelluna. Per raggiungerla bisogna camminare lungo il sentiero a lato di via Faverghera, seguendo le indicazioni per Malga Col Toront. L’escursione permette di attraversare un ambiente tipicamente montano, tra prati e boschi, fino a raggiungere il punto panoramico dove la grande panchina spicca nel paesaggio.
Anche l’Appennino ligure offre una prospettiva particolare. A Campomorone, lungo l’Alta Via dei Monti Liguri, si trova la grande panchina arancione numero 233. È circondata da crinali, boschi e montagne, in un territorio che sorprende per la vicinanza al mare. Ancora una volta la Big Bench diventa il punto d’incontro tra l’esperienza del cammino e quella della contemplazione del paesaggio.
In Emilia-Romagna, invece, la protagonista è l’acqua. A Boretto, nella Bassa Reggiana, si trova l’unica Big Bench della regione affacciata direttamente sul Po. La panchina si raggiunge passeggiando lungo l’argine e rappresenta un punto ideale per osservare il grande fiume. Il momento migliore è probabilmente il tramonto, quando la superficie dell’acqua riflette i colori del cielo e il paesaggio della pianura assume tonalità calde e suggestive.
Nel piacentino, a Lugagnano Val d’Arda, la panchina si affaccia invece su un paesaggio fatto di vigne e calanchi, all’interno del Parco Regionale dello Stirone. È uno scenario diverso da quello delle montagne e dei laghi, ma altrettanto caratteristico, dove le forme del terreno e i filari delle viti raccontano il rapporto tra natura e attività agricola.
La prima Big Bench della Toscana è nata a Careggine, nella Garfagnana. È una grande panchina gialla raggiungibile attraverso una mulattiera che conduce verso un punto panoramico sulle Alpi Apuane. Qui il paesaggio è più aspro rispetto alla Toscana delle cartoline: montagne, boschi e vallate profonde creano uno scenario ideale per chi ama la natura e le escursioni. Nel cuore del Chianti, a Gaiole, si trova invece la Big Bench numero 136. La panchina è immersa tra i vigneti e collocata su un colle dal quale si può ammirare uno dei paesaggi rurali più conosciuti d’Italia.
Nelle Marche, ad Altino di Montemonaco, la protagonista è la panchina della Fata Sibilla. È una Big Bench di un intenso colore azzurro e guarda verso alcuni dei rilievi più importanti dell’Appennino centrale, tra cui i Monti della Laga, il Monte Vettore e la Sibilla. Nelle giornate particolarmente limpide lo sguardo può arrivare fino al Conero. È una posizione che permette di cogliere in un solo panorama la varietà e la vastità del paesaggio marchigiano.