CORRIENTES – Davanti al Tribunale orale federale di Corrientes, l’ex commissario Walter Maciel ha sostenuto che Loan Danilo Peña sia stato investito e che il suo corpo sia stato successivamente nascosto. 

Il bambino di cinque anni è scomparso il 13 giugno 2024 nella zona rurale di El Algarrobal, nel comune di 9 de Julio, in provincia di Corrientes. Da allora non è più stato ritrovato e il processo cerca di stabilire che cosa sia accaduto al bambino e quale ruolo abbiano avuto i 17 imputati.

Maciel, che all’epoca della scomparsa era responsabile della polizia di 9 de Julio, ha indicato come presunti responsabili Carlos Pérez, María Victoria Caillava e Laudelina Peña. “Le prove sono schiaccianti”, ha dichiarato durante la sua deposizione.

La ricostruzione di Maciel rappresenta una delle versioni emerse durante il dibattimento, ma non è stato accertato che Loan sia stato investito.

Nel corso della deposizione, l’ex commissario ha sostenuto che Carlos Pérez, ex capitano di corvetta della Marina argentina, María Victoria Caillava, ex funzionaria comunale, e Laudelina Peña, zia di Loan, siano i responsabili della scomparsa.

Maciel ha raccontato di avere sospettato di Laudelina già nelle prime ore dopo la scomparsa e di aver chiesto che fosse arrestata, soprattutto a causa dei cambiamenti nelle sue versioni dei fatti.

Laudelina aveva infatti fornito nel corso dell’inchiesta ricostruzioni differenti. Una delle più rilevanti era quella secondo cui Loan sarebbe stato investito accidentalmente da un veicolo guidato da Pérez, mentre Caillava si trovava con lui.

Successivamente, Laudelina ha ritrattato quelle dichiarazioni, attribuendole alle indicazioni ricevute dal suo precedente avvocato, José Fernández Codazzi.

Nel corso della deposizione, l’ex commissario ha sostenuto che Carlos Pérez, ex capitano di corvetta della Marina argentina, María Victoria Caillava, ex funzionaria comunale, e Laudelina Peña, zia di Loan, siano i responsabili della scomparsa.

Maciel ha raccontato di avere sospettato di Laudelina già nelle prime ore dopo la scomparsa e di aver chiesto che fosse arrestata, soprattutto a causa dei cambiamenti nelle sue versioni dei fatti.

Laudelina aveva infatti fornito nel corso dell’inchiesta ricostruzioni differenti. Una delle più rilevanti era quella secondo cui Loan sarebbe stato investito accidentalmente da un veicolo guidato da Pérez, mentre Caillava si trovava con lui. Successivamente, Laudelina ha ritrattato quella versione, attribuendola alle indicazioni ricevute dal suo precedente avvocato, José Fernández Codazzi.

Maciel ha anche difeso davanti ai giudici la propria condotta nelle ore immediatamente successive alla scomparsa.

Secondo la sua ricostruzione, il 13 giugno 2024 venne informato della scomparsa di un bambino e si recò nella zona. Dopo aver parlato con la famiglia, avrebbe comunicato la situazione al pubblico ministero e chiesto rinforzi a numerosi commissariati.

“Voglio chiedere scusa alla madre perché le avevo promesso che le avrei riportato a casa suo figlio. Anche se sono in carcere, continuo a indagare”, ha dichiarato.

La gestione delle prime ore è però uno degli aspetti contestati all’ex commissario. L’accusa gli attribuisce presunte irregolarità nella ricerca, tra cui un ritardo nell’avvio dell’operativo, modifiche alle informazioni riportate nel libro di guardia e il ritiro delle squadre dopo una falsa segnalazione.

Tra gli elementi al centro del dibattimento c’è anche la scarpa di Loan, ritrovata nel boschetto di aranci dove erano state cercate le tracce del bambino. Secondo Maciel sarebbe stata una falsa pista, creata ad arte dalla zia del bambino.

La deposizione di Maciel è arrivata dopo quella di Antonio Benítez, un altro degli imputati nel processo. Benítez ha aperto la sua testimonianza dichiarandosi innocente, ha quindi ricostruito le ore trascorse nella proprietà della nonna di Loan, Catalina Peña, il giorno della scomparsa.

Secondo il suo racconto, dopo il pranzo si era diretto verso l’aranceto, dove aveva raccolto dei frutti. Poco dopo sarebbero arrivati i parenti Daniel “Fierrito” Ramírez, Mónica Millapi con alcuni bambini. Benítez ha raccontato di aver dato della frutta ai bambini e di aver sbucciato un’arancia per Loan. Quando il gruppo iniziò a rientrare verso la casa, si sarebbe accorto che il bambino non era più con loro.

Secondo la sua versione, a quel punto iniziò la ricerca del bambino. Benítez ha anche riferito di essere tornato alla casa della nonna per prendere una torcia e di avere visto Pérez e Caillava parlare con Catalina. “Al mio arrivo si sono sorpresi e hanno smesso di parlare. Non so cosa stessero dicendo”, ha dichiarato.

Un altro elemento emerso nell’inchiesta riguarda Carlos Pérez e María Victoria Caillava e risale a una testimonianza raccolta durante le prime fasi della ricerca. 

Carlos Martín Ramírez, un infermiere della cittá di Córdoba, raccontò all’epoca che la coppia aveva lavorato durante la pandemia in un centro sanitario del quartiere di case popolari Obispo Angelelli (costruito dal governo provinciale per persone in situazione di vulnerabilità abitativa) e che, secondo quanto da lui riferito, si sarebbero presentati come pediatri pur non avendone la qualifica. 

Ramírez sostenne inoltre che Pérez e Caillava frequentavano lo stabilimento insieme ad altre persone e accompagnò la sua testimonianza con una fotografia, nella quale affermò di riconoscere Caillava, accusando il gruppo di fare parte di una presunta organizzazione dedita alla tratta di minori.

Nel processo, anche Benítez ha puntato il dito soprattutto contro Pérez e Caillava. “Loro devono sapere la verità”, ha affermato, riferendosi anche a Laudelina, sua ex moglie e zia di Loan.

Benítez ha raccontato di essersi arrabbiato con lei dopo avere appreso della versione dell’incidente, soprattutto perché, a suo giudizio, era trascorso troppo tempo prima che la donna parlasse di quanto sarebbe accaduto.

Le dichiarazioni di Benitez e Maciel hanno provocato una forte reazione da parte di Laudelina Peña, che in precedenza aveva negato la possibilità di un incidente e aveva contestato proprio l’operato dell’ex commissario durante le prime ore della ricerca di Loan. 

Di fronte alle accuse incrociate, la sua avvocata, Mónica Chirivín, ha chiesto un confronto diretto in aula tra Peña e Maciel. Il presidente del Tribunale orale federale, Fermín Ceroleni, ha comunicato che la richiesta sarà esaminata mercoledì 16 settembre, quando riprenderà il dibattimento. 

Nella stessa giornata è prevista anche la deposizione della giornalista Paula Bernini e di altri testimoni. Il confronto tra Maciel e Laudelina potrebbe essere decisivo al processo.