ROMA - È la notte dell’outsider Francesco Sossai ai David di Donatello. Il regista veneto conquista la scena con “Le città di pianura”, che porta a casa 8 premi su 16 candidature, inclusi miglior film, miglior regia e miglior attore protagonista per Sergio Romano. Restano invece senza riconoscimenti due dei titoli più attesi, “La grazia” di Paolo Sorrentino, forte di 14 candidature, e “Queer” di Luca Guadagnino, fermo a quota zero nonostante le cinque candidature.
Sorride anche Damiano Michieletto: il regista d’opera, all’esordio cinematografico con “Primavera”, ottiene quattro David.
Sossai, 37 anni, originario del Veneto, arriva al successo dopo anni di cortometraggi e produzioni indipendenti a basso budget, tra realismo quotidiano e ironia surreale. “Il cinema è lo specchio del Paese, sarebbe terribile privarcene”, dice dal palco, ricordando le difficoltà attraversate per realizzare il film: “Mia moglie ha pagato l’affitto mentre scrivevo. Ci sono voluti dieci anni di battaglie”. “Le città di pianura” racconta il viaggio di due uomini senza prospettive nel Veneto rurale della crisi del 2008, aggrappati all’ossessione dell’ultimo bicchiere e a un’identità che sembra dissolversi.
Nelle categorie principali, miglior film e regia, non compare nessuna donna, ma il dato viene parzialmente compensato dalla presenza femminile tra gli esordi: quattro candidature su cinque sono di registe e il premio va a Margherita Spampinato per “Gioia mia”. A sorpresa, Aurora Quattrocchi, 83 anni, conquista il David come miglior attrice protagonista proprio per il film della regista siciliana. Tra le candidate figuravano anche Valeria Golino, Valeria Bruni Tedeschi e Barbara Ronchi, presenti con due pellicole ciascuna.
La cerimonia, trasmessa su Rai1 e durata quasi quattro ore, alterna premi, musica e interventi politici. Sul palco si susseguono appelli “contro tutte le guerre” e richiami alla crisi del settore cinematografico. Matilda De Angelis, premiata come miglior attrice non protagonista per “Fuori”, denuncia “una categoria umiliata” e un Paese “impoverito culturalmente”, chiedendo un cinema più “politico e sociale”. Lino Musella, miglior attore non protagonista per “Nonostante”, definisce il cinema “una minaccia per gli autocrati” e dedica il riconoscimento alla Flotilla e alla Palestina. Standing ovation per Gianni Amelio, insignito del David alla carriera.
Fuori dal Teatro 23 di Cinecittà, intanto, va in scena un’altra realtà del cinema italiano. Decine di tecnici, montatori, scenografi e maestranze protestano contro la crisi del settore e il mancato rinnovo del contratto collettivo, fermo al 1999. I manifestanti del collettivo “Siamo ai titoli di coda”, insieme al sindacato USB, danno vita a un flash mob silenzioso con maschere bianche per rappresentare “l’invisibilità” dei lavoratori del comparto. “Premiate l’apparenza, al buio la maestranza”, recita uno degli striscioni esposti davanti agli studi di Cinecittà.
Non manca il riferimento agli incassi record di Checco Zalone, premiato con il David dello spettatore per “Buen Camino”, visto da oltre nove milioni di persone. L’attore però non partecipa alla serata, lasciando spazio soltanto alla sua assenza.