PARIGI - Marine Le Pen ha annunciato che sarà candidata alle presidenziali francesi del 2027, dopo che la Corte d’appello di Parigi ha ridotto la durata del divieto di ricoprire incarichi pubblici, pur confermando la condanna per uso improprio di fondi del Parlamento europeo.

La decisione riapre la strada politica alla leader del Rassemblement National, 57 anni, le cui ambizioni per l’Eliseo erano rimaste sospese dal marzo 2025. In primo grado, Le Pen era stata condannata a cinque anni di interdizione elettorale per avere utilizzato fondi europei destinati agli assistenti parlamentari per pagare personale del partito in Francia.

Ieri, i giudici d’appello hanno confermato la colpevolezza, ma hanno ridotto il divieto a 45 mesi, di cui 30 sospesi. Poiché la misura decorre dalla sentenza dello scorso anno, i 15 mesi effettivi risultano già scontati. La pronuncia consente quindi a Le Pen di presentarsi al voto previsto per aprile.

“Questa sera sono candidata all’elezione presidenziale”, ha detto in un’intervista in prima serata a TF1, poche ore dopo la sentenza. Il RN è attualmente in testa nei sondaggi per le prossime presidenziali, mentre Le Pen tenta per la quarta volta di conquistare la presidenza dopo tre sconfitte in quindici anni di guida della destra nazionalista francese.

La leader del RN ha comunque annunciato ricorso alla Cour de Cassation, la massima giurisdizione francese. Ha sostenuto che, fino alla decisione definitiva, non dovrà portare il braccialetto elettronico durante la campagna, nonostante la Corte d’appello abbia stabilito un anno di monitoraggio elettronico.

La pena detentiva è stata ridotta a due anni con sospensione e un anno da scontare con controllo elettronico, rispetto ai due anni inizialmente previsti con quella modalità. Nei mesi scorsi, Le Pen aveva detto che non si sarebbe candidata se il braccialetto elettronico avesse interferito con la campagna o danneggiato la credibilità della sua candidatura.

Il partito aveva già iniziato a preparare un’eventuale alternativa: Jordan Bardella, 30 anni, suo principale delfino politico. La sentenza sposta di nuovo il centro della corsa sull’ex candidata presidenziale, mentre il RN resta il singolo partito più numeroso all’Assemblea nazionale in un Parlamento diviso tra destra radicale, sinistra radicale e centro.

La Corte ha spiegato di avere tenuto conto, pur confermando il reato, della libertà di scelta degli elettori, considerata requisito dell’espressione democratica.

Le critiche non si sono fatte attendere. La leader dei Verdi Marine Tondelier ha sostenuto che, in un quadro politico normale, Le Pen dovrebbe rinunciare, perché una condanna per appropriazione indebita di fondi pubblici dovrebbe rendere improponibile una candidatura.

Le Pen contesta da tempo l’accusa di avere avuto un ruolo centrale nel sistema di pagamento irregolare degli assistenti europei. La nuova sentenza, però, conferma il nucleo del caso: fondi pubblici destinati al lavoro parlamentare a Bruxelles sarebbero stati usati per attività del partito in Francia.