Sono passati quasi sessant’anni dal terremoto del Belice, ma per i tremila poggiorealesi che vivono in Australia il legame con il paese d’origine non si è mai spezzato. Si è trasformato: in associazioni, in raccolte fondi, nella devozione al patrono Sant’Antonio, ed è rimasto vivo, tramandato di generazione in generazione.
Il 10 giugno, quando Poggioreale Storica ha riaperto le porte dopo decenni di abbandono, una delegazione è arrivata dall’Australia per esserci. Non come turisti, ma come figli che tornano. “La chiesa di Sant’Antonio è nel nostro cuore”, dice Filippa Indovino, partita da Poggioreale a 17 anni. Peter Maniscalco, emigrato da bambino, ha ritrovato le strade della sua infanzia con un’emozione difficile da descrivere: “È stato bellissimo camminare in piazza e tornare indietro con la memoria”. Paolo Signorelli, i cui genitori lasciarono la Sicilia negli anni ‘50, parla di radici che non si possono ignorare: “L’affetto che abbiamo e l’amicizia con i paesani in Italia e in Australia sono molto forti. È la nostra storia, sono le nostre radici e non possiamo starne lontani”.
Per alcuni, il rapporto con Poggioreale inizia proprio con il dolore del terremoto. Lina Maiorana ricorda come quella tragedia abbia segnato anche chi era già lontano: “Mia nonna aveva la famiglia a Poggioreale. I nostri genitori hanno costituito questo comitato, hanno raccolto soldi. Piangevano tutti: fu un momento di grande commozione”.
Da quella commozione, e da quell’attaccamento che non ha ceduto alla distanza, è nata l’idea di un gesto concreto. Filippo Pace, presidente della Sant’Antonio Association Australia, aveva scritto mesi prima al sindaco Carmelo Palermo con una proposta: donare e piantare un ulivo nel centro storico, accompagnato da una targa commemorativa, come simbolo permanente del legame tra Poggioreale e la sua comunità in Australia. “L’albero rappresenterebbe l’unità, la crescita, la resilienza e le profonde radici che continuano a unire generazioni di poggiorealesi in tutto il mondo”, ha scritto Pace nella lettera inviata al sindaco, che ha accolto con entusiasmo la proposta. Così, l’11 giugno, il giorno dopo le celebrazioni ufficiali, l’ulivo è stato piantato accanto alla Cappella di Sant’Antonio.
Il giorno prima, le celebrazioni si erano aperte con una messa presieduta dal vescovo Angelo Giurdanella, seguita dal taglio del nastro ufficiale con il sindaco Palermo, che, davanti alla folla, aveva dichiarato: “Oggi non stiamo solo inaugurando un percorso o un progetto, stiamo inaugurando una speranza. Per troppo tempo Poggioreale Storica è stata il simbolo di ciò che abbiamo perso. Da oggi vogliamo che diventi il simbolo di ciò che possiamo recuperare”.
Il progetto di recupero ha radici lontane: avviato oltre 15 anni fa, è stato finanziato con fondi PNRR nell’ambito del programma Attrattività dei Borghi del Ministero della Cultura, con un investimento di circa 1,6 milioni di euro. Punta a creare le condizioni per attrarre investimenti privati in un centro storico che conta oltre 150.000 metri quadrati di edifici, e il recupero della via principale potrebbe diventare il punto di partenza per una rivitalizzazione più ampia dell’intero borgo. Le celebrazioni si sono concluse con l’inaugurazione di un museo multimediale nella restaurata Casa Agosta, che, attraverso fotografie, documenti e intelligenza artificiale, ricostruisce la vita quotidiana di Poggioreale prima del terremoto.