ÉCÔNE - I Lefebvriani hanno ordinato quattro vescovi senza mandato pontificio, durante una solenne cerimonia celebrata a Écône, in Svizzera, e trasmessa in streaming in diverse lingue.

La consacrazione arriva dopo l’ultimo appello di papa Leone XIV, che aveva chiesto alla Fraternità Sacerdotale San Pio X di tornare sui propri passi per evitare una nuova rottura con Roma. 

I quattro nuovi vescovi hanno pronunciato preliminarmente la formula con cui hanno giurato “fedeltà al Papa e alla Chiesa romana”. Subito dopo si è svolto il rito della consacrazione, con l’imposizione delle mani da parte del vescovo consacrante e l’invocazione “Accipe spiritum sanctum”

Per Roma, consacrare nuovi vescovi senza mandato pontificio significa rompere la comunione ecclesiale su un punto decisivo: la successione apostolica e il riconoscimento del primato romano. I Lefebvriani sostengono invece di agire per garantire continuità alla propria missione e difendere la tradizione cattolica. 

Nell’omelia, il superiore generale della Fraternità, don Davide Pagliarani, ha rivendicato la scelta compiuta. “Finalmente il giorno è arrivato. Apparteniamo alla stessa famiglia. Noi non possiamo scegliere tra la fede e la Chiesa, noi vogliamo la Chiesa per mezzo della fede e nella fede”, ha detto, respingendo l’accusa di non rispettare il Papa e ha sostenuto che le consacrazioni siano vissute “nella gioia e nella speranza”. 

Il gesto richiama direttamente il precedente del 1988, quando monsignor Marcel Lefebvre consacrò quattro vescovi senza il mandato di Giovanni Paolo II. Allora la Santa Sede dichiarò la scomunica per Lefebvre, per il vescovo co-consacrante Antônio de Castro Mayer e per i quattro nuovi vescovi.  

Nel 2009 Benedetto XVI revocò la scomunica ai vescovi ancora in vita, in un tentativo di favorire il cammino verso la riconciliazione. 

Alla vigilia della cerimonia, Leone XIV aveva inviato una lettera a Pagliarani e a vescovi, sacerdoti, seminaristi e fedeli legati alla Fraternità, riconoscendo l’attaccamento alla vita liturgica, l’impegno nella formazione sacerdotale, lo zelo apostolico e il desiderio di fedeltà alla Tradizione presenti in molte comunità lefebvriane, ma rivolgendo un appello diretto: “Vi prego e vi chiedo con tutto il cuore: tornate sui vostri passi!”. 

Il Pontefice aveva avvertito che una consacrazione senza mandato avrebbe costituito un atto scismatico, richiamando la necessità di tutelare il bene spirituale dei fedeli. Secondo Leone XIV, nessuna difesa della Tradizione può giustificare la rottura della comunione ecclesiale.  

Il Dicastero per la dottrina della fede aveva già chiarito il quadro canonico, definendo le ordinazioni episcopali senza mandato pontificio un gesto incompatibile con l’unità della Chiesa. 

Pagliarani, nella risposta al Papa, aveva ringraziato Leone XIV per la “premura paterna”, ma aveva chiesto al Pontefice di non procedere alla scomunica e di benedire la scelta della Fraternità. Secondo il superiore generale, i Lefebvriani non intendono separarsi dalla Chiesa, ma servirla “come si viene in aiuto di una madre in difficoltà”.  

Una posizione ribadita anche nell’omelia, dove Pagliarani ha detto che la Fraternità è pronta a “pagare qualunque prezzo”, anche quello di essere trattata da ribelle.