ROMA - La riforma della legge elettorale, approvata dall’Aula della Camera, passerà ora al Senato e potrebbe essere incardinata già la prossima settimana in commissione Affari costituzionali. Il centrodestra punta a portare avanti l’esame prima della pausa estiva, lasciando all’autunno solo il passaggio in Aula. 

“Appena il provvedimento sarà assegnato alla Affari costituzionali, inizieremo a lavorarci con entusiasmo e determinazione”, assicura il presidente della commissione Andrea De Priamo, di Fratelli d’Italia, che promette un esame “nel rispetto delle regole e delle prerogative di tutte le forze politiche, comprese quelle di opposizione”. 

Il centrosinistra, che alla Camera ha contrastato la riforma in modo unitario, è intenzionato a chiedere un ciclo di audizioni per approfondire il testo che potrebbero tenersi nella settimana successiva all’incardinamento, ma la tempistica dipenderà dall’ufficio di presidenza della commissione, che dovrà fissare anche il termine per la presentazione degli emendamenti. 

I margini sono stretti. Prima della chiusura dei lavori per la pausa estiva resterebbero una decina di giorni effettivi e la maggioranza vuole sfruttarli al massimo, anche perché la commissione non dovrebbe avere altri provvedimenti urgenti da esaminare, una volta licenziati per l’Aula i testi in materia di giustizia e di attuazione del patto europeo sulla migrazione. 

Molto dipenderà dalla strategia delle opposizioni. Al Senato, in commissione, i gruppi hanno spazi di intervento più ampi rispetto alla Camera e potrebbero usare tutti gli strumenti regolamentari per rallentare l’esame. A Palazzo Madama, inoltre, se non si arriva al voto sul mandato al relatore, le modifiche approvate in commissione decadono. 

Resta aperto anche il nodo delle preferenze. Dopo la bocciatura alla Camera dell’emendamento della maggioranza, il centrodestra dovrà decidere se riproporre il tema al Senato o blindare il testo. Se il provvedimento venisse modificato, sarebbe necessaria una terza lettura a Montecitorio. 

In quel caso tornerebbe anche la questione del voto segreto, che alla Camera ha già messo in difficoltà la maggioranza. Anche un eventuale ricorso alla fiducia non eliminerebbe del tutto il problema, perché lo scrutinio segreto potrebbe ripresentarsi sul voto finale del provvedimento.