LONDRA - Andy Burnham è ufficialmente il nuovo leader del Partito Laburista britannico ed è pronto a insediarsi a Downing Street.
L’annuncio è arrivato nella giornata di oggi, per bocca di Shabana Mahmood, presidente del Comitato esecutivo nazionale (Nec) del partito, durante una conferenza speciale a Londra.
“I risultati della corsa alla leadership del partito non sono certo stati una sfida all’ultimo respiro, dato che c’era un solo candidato idoneo. È un onore per me dichiarare che il leader debitamente eletto del Partito Laburista è Andy Burnham”, ha affermato Mahmood.
Il 56enne deputato, ex ministro ed ex sindaco di Manchester, succede a Keir Starmer, dimissionario dallo scorso giugno dopo una profonda crisi interna, legata alle pesanti sconfitte alle elezioni locali e alle dispute sulle spese per la difesa.
Burnham si è aggiudicato la guida del Labour grazie a un sostegno plebiscitario e senza rivali, raccogliendo l’appoggio dei maggiori sindacati affiliati e dei parlamentari del suo gruppo (circa 350 su 400). In assenza di sfidanti, non è stato necessario ricorrere al voto di ballottaggio davanti alla base degli iscritti.
Noto come il “Re del Nord” per le sue storiche battaglie a difesa dei territori settentrionali, Burnham diventerà formalmente primo ministro lunedì prossimo, 20 luglio, dopo il rituale passaggio di consegne a Downing Street e il formale imprimatur di re Carlo III.
“Che momento incredibile”, è stato il primo commento del leader in pectore, che ha voluto subito tributare l’onore delle armi al suo predecessore, ringraziandolo per “il servizio al partito e alla nazione” e per “averci condotto dalla nostra peggior sconfitta a una delle più grandi victories della nostra storia”.
Burnham ha poi aggiunto: “Tutti hanno colto l’appello degli abitanti di Makerfield, a nome dei luoghi dimenticati di tutto il Paese, da nord a sud, per un ritorno al Partito Laburista che un tempo conoscevano. E ora noi rispondiamo a quell’appello. Torneremo ad essere quella versione del Partito Laburista. Quello che avete regalato oggi a me e alla mia famiglia è un momento di orgoglio e di grande emozione, ma è un momento per il quale mi sento pronto. Sono pronto, pronto a guidare e a costruire sulle fondamenta gettate da una persona più di chiunque altro, Keir Starmer”.
Il richiamo a Makerfield non è casuale: per potersi candidare alla leadership del partito, Burnham ha dovuto partecipare e vincere una recente elezione suppletiva (by-election) in quel seggio del Greater Manchester, liberato appositamente dal deputato uscente Josh Simons per consentirgli l’ingresso alla Camera dei Comuni.
Lo staff del nuovo primo ministro ha già fatto sapere che, contestualmente alla nomina dei ministri chiave della nuova compagine di governo, fin da lunedì sarà operativa la lungamente promessa succursale di Manchester di Downing Street. Una vera e prima sede bis dell’esecutivo, nata con l’obiettivo di sottrarre la strategia politica, economica e sociale del Paese al monopolio di Londra, spostando l’attenzione su territori e distretti postali dell’Inghilterra profonda, che da decenni scontano l’abbandono e la deindustrializzazione.
Nel suo discorso, Burnham ha promesso di “ridare speranza” al popolo britannico: “Persone e luoghi hanno aspettato troppo a lungo che la politica ridesse loro la speranza. Questo è quello che faremo tutti noi. Ridaremo loro la speranza”.
Si è detto “pronto a governare” e a promuovere una netta politica di cambiamento dopo “40 anni di neoliberalismo che non sono stati gentili” con la popolazione, un quarantennio in cui “il potere politico è stato centralizzato e quello economico privatizzato” fino a travolgere i servizi essenziali, con dogmi talvolta assorbiti anche dal New Labour blairiano.
“È la nostra ultima chance per cambiare”, ha avvertito il leader laburista, chiarendo l’intenzione di non voler inseguire la retorica della destra rampante o di Reform UK, il partito filotrumpiano di Nigel Farage. Burnham ha inoltre invocato la compattezza interna del partito contro il frazionismo, ricordando di aver fedelmente sostenuto ogni leader del Labour nel corso della sua vita politica.
A delineare la concretezza del cambiamento è intervenuto anche il sindaco metropolitano di Liverpool, Steve Rotheram. Pur provenendo da una corrente diversa del partito (la sinistra radicale, rispetto alla più moderata soft left di Burnham), Rotheram ha collaborato strettamente con l’ex sindaco di Manchester in questi anni, firmando a quattro mani un libro-manifesto sul cosiddetto “modello del Nord”.
Intervistato dalla Bbc, il sindaco di Liverpool si è detto certo che le promesse non resteranno sulla carta: “Chi pensa che egli voglia fare il primo ministro per poter comunicare meglio lo stesso messaggio (di Starmer, ndr), rimarrà assolutamente deluso”.
Rotheram ha spiegato che il primo ministro entrante punta a un radicale decentramento, alla reindustrializzazione e al ritorno del ruolo pubblico nell’economia (a partire da servizi essenziali e politiche abitative), precisando che i cambiamenti avverranno comunque con gradualismo perché “non si può mettere tutto a posto in un colpo solo”.
A titolo di esempio, ha citato la possibilità di un piccolo incremento fiscale sui redditi più alti, una misura già sperimentata con successo e popolarità da Burnham a Manchester, per finanziare i trasporti pubblici: “Nessuno si lamenterà di un piccolo aumento fiscale che permetta di fare qualcosa di popolare” a livello sociale, ha concluso Rotheram.