WASHINGTON - “Nessun Paese può essere grande senza elezioni giuste e oneste”. Con questo monito, pronunciato in un discorso alla nazione dalla Casa Bianca a meno di quattro mesi dalle elezioni di metà mandato del 2026, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è tornato ad attaccare duramente la sicurezza del sistema elettorale statunitense.
Oltre a chiedere al Congresso il via libera immediato al Save America Act, il Capo dello Stato ha annunciato la desecretazione di documenti di intelligence che, a suo dire, dimostrerebbero come l’attuale impianto sia “catastroficamente al di sotto” degli standard richiesti.
Tuttavia, stando alle prime analisi indipendenti dei file diffusi, l’intervento si è rivelato privo di reali novità sostanziali. Per molti osservatori politici, la mossa della Casa Bianca rappresenta l’anticipo della strategia retorica che Trump potrebbe adottare in vista del voto di midterm, qualora i repubblicani dovessero subire una battuta d’arresto.
Trump ha aperto il proprio intervento rivendicando i traguardi economici e sociali raggiunti dal suo esecutivo: “Sono orgoglioso di annunciare che il nostro Paese è più sicuro, più forte e molto più ricco di quanto non lo sia mai stato prima. Meno di due anni fa, abbiamo ereditato un disastro economico e sociale... Ma non più”.
Il presidente ha poi spostato il focus sulla stabilità delle urne, incalzando i parlamentari: “affrontare questa crisi di sicurezza elettorale richiede che il Congresso approvi il Save America Act”. La proposta di legge, ha spiegato, “richiede che tutti gli elettori mostrino un documento d’identità valido per votare e forniscano una prova della cittadinanza”. Ha inoltre aggiunto che, salvo eccezioni specifiche legate a motivi di salute, disabilità, servizio militare o viaggi, “non ci dovrebbero essere schede elettorali per corrispondenza corrotte”.
Esortando i cittadini a fare pressione sui propri rappresentanti alla Camera e al Senato per sbloccare la norma, Trump ha ribadito che “ogni statunitense merita di sapere che quando esprime un voto verrà conteggiato accuratamente in un sistema sicuro”, denunciando che “sfortunatamente, il sistema che abbiamo oggi è catastroficamente al di sotto di questo standard”. Per questo motivo ha ordinato “l’immediata desecretazione e rilascio di informazioni critiche”, parlando di “scioccanti vulnerabilità nella nostra infrastruttura elettorale” che esporrebbero il Paese a “livelli mai ritenuti possibili di sfruttamento informatico e interferenze straniere”.
L’accusa più pesante lanciata dal presidente ha preso di mira direttamente la Cina: “I documenti recentemente declassificati rivelano che, a partire dal ciclo elettorale del 2020, la Repubblica Popolare Cinese ha perpetrato quella che si ritiene essere la più grande violazione di dati elettorali della storia, acquisendo illecitamente i dati di 220 milioni di elettori statunitensi”.
Secondo la Casa Bianca, l’attacco hacker avrebbe violato informazioni sensibili come nomi, indirizzi, numeri di telefono e preferenze politiche necessari alla registrazione al voto, configurando “un incubo senza precedenti per la sicurezza elettorale”.
Le dichiarazioni presidenziali non sono state però supportate da prove concrete in merito a un’effettiva manipolazione dei risultati. Una prima verifica condotta dalla Cnn evidenzia come i faldoni declassificati contengano in realtà criticità già note, ampiamente documentate in un rapporto dell’intelligence statunitense risalente al 2021.
L’emittente sottolinea che nei testi non vi è traccia di alterazioni di voti o preferenze nelle tornate elettorali del 2020, 2022 o 2024. Persino il giornalista conservatore John Solomon, che ha affiancato la Casa Bianca nelle operazioni di revisione ed editing dei documenti, ha ammesso subito dopo il discorso che le agenzie di sicurezza dispongono di “zero prove che una potenza straniera abbia modificato un voto nel 2020, nel 2022 o nel 2024”.
Da Pechino, la risposta del governo cinese è stata netta. “Le affermazioni della parte statunitense sono pure invenzioni e calunnie diffamatorie, che da tempo si sono dimostrate del tutto prive di fondamento”, ha tagliato corto il portavoce del ministero degli Esteri, Lin Jian, durante una conferenza stampa.
Il messaggio presidenziale ha sollevato un’ondata di polemiche da parte dell’opposizione. In una nota congiunta, i governatori democratici hanno accusato il presidente di voler “intimidire e mettere a tacere gli elettori”, ribadendo che “nessuna quantità di bugie o teorie del complotto può cambiare il fatto che le elezioni statunitensi siano state ripetutamente dimostrate sicure e affidabili”.
Il discorso ha innescato uno scontro anche sul piano mediatico. Grandi emittenti nazionali come Abc e Nbc hanno scelto di non trasmettere l’appuntamento in diretta, mantenendo invariati i propri palinsesti serali. La decisione ha scatenato la dura reazione del senatore repubblicano Eric Schmitt, che ha attaccato i network affermando che “se le emittenti stessero davvero servendo l’interesse pubblico, lo trasmetterebbero”.