ROMA - L’approvazione da parte della Camera dei Deputati dell’emendamento che modifica la struttura della Circoscrizione Estero continua a suscitare reazioni critiche tra i parlamentari eletti oltre confine. Dopo gli interventi dei deputati e senatori del Partito Democratico Nicola Carè e Francesco Giacobbe, anche il senatore Andrea Crisanti, eletto nella ripartizione Europa, esprime, ai microfoni de Il Globo, un giudizio fortemente negativo sulla riforma, ritenendo che il Parlamento abbia scelto di intervenire su un aspetto che, a suo avviso, non rappresentava una reale priorità, trascurando invece le questioni che negli ultimi anni avevano evidenziato le maggiori criticità del sistema di voto degli italiani residenti all’estero.

L’emendamento approvato da Montecitorio riduce infatti da quattro a due le ripartizioni della Circoscrizione Estero per l’elezione della Camera dei Deputati e introduce un collegio unico mondiale per il Senato, modificando profondamente un impianto rimasto sostanzialmente invariato dalla sua istituzione.

Secondo Crisanti, tuttavia, la necessità di una riforma avrebbe dovuto riguardare principalmente il rafforzamento delle garanzie relative alla regolarità del voto. “Era una cosa di cui non si sentiva la necessità”, osserva il senatore, ricordando come la normativa sul voto degli italiani all’estero sia in vigore da oltre vent’anni e come le principali criticità emerse nel tempo abbiano riguardato soprattutto la sicurezza delle procedure elettorali, con episodi concentrati quasi esclusivamente in Sud America.

Per questo motivo, sottolinea, nel corso dell’esame parlamentare erano stati presentati diversi emendamenti finalizzati a rendere più sicuro il voto, ma tali proposte sarebbero state respinte dalla maggioranza. “Evidentemente alla maggioranza non interessava nulla della regolarità del voto, ma interessava invece ridisegnare le circoscrizioni per assicurarsi una differente situazione alle elezioni, con conseguenze veramente negative per gli italiani all’estero”, afferma Crisanti.

Il senatore porta quindi la propria esperienza personale per evidenziare le difficoltà che già oggi incontra un parlamentare eletto all’estero nel mantenere un rapporto costante con le comunità di riferimento. La circoscrizione Europa, ricorda, si estende da Porto fino a Vladivostok e comprende territori che vanno da Edimburgo fino a Cipro, un’area geografica estremamente vasta e caratterizzata da realtà economiche, sociali e istituzionali profondamente differenti. “Io faccio già una grandissima fatica a rappresentare la prima comunità italiana in Europa”, spiega, sottolineando come il ruolo del parlamentare richieda non soltanto un’attività legislativa, ma anche la capacità di raccogliere le istanze delle comunità locali, interagire con i connazionali residenti nei diversi Paesi e farsi portavoce di problematiche che variano sensibilmente da uno Stato all’altro.

Proprio per questo motivo, Crisanti giudica ancora più problematica la prospettiva delineata dalla riforma, osservando che un eventuale parlamentare chiamato a rappresentare un collegio di dimensioni ancora più ampie si troverebbe nell’impossibilità concreta di svolgere efficacemente il proprio mandato. “Mi dice, nel caso fossi rieletto, come faccio a rappresentare la comunità italiana nel mondo?”, si chiede il senatore, evidenziando come l’ampliamento dei collegi rischi di compromettere ulteriormente il rapporto diretto tra eletti ed elettori.

Alla domanda sul messaggio che il Parlamento abbia inviato agli oltre sei milioni di cittadini italiani residenti all’estero attraverso questa scelta, Crisanti esprime una valutazione particolarmente severa, affermando che, a suo avviso, la decisione assunta dalla maggioranza dimostrerebbe come “gli interessi degli italiani all’estero, che sono oltre sei milioni, non siano sicuramente nell’agenda di questo Governo”.