Pep Guardiola si gode il suo primo vero periodo lontano dalla panchina dopo dieci stagioni alla guida del Manchester City.

L’allenatore catalano, intervenuto in un’intervista concessa alla piattaforma di criptovalute OKX, ha raccontato le ragioni della scelta di fermarsi, spiegando di non avere alcuna fretta di tornare in panchina. Un messaggio che, di fatto, allontana anche le ipotesi che lo accostavano a un possibile futuro da commissario tecnico dell’Italia.

“Dal punto di vista mentale non mi manca nulla”, ha spiegato Guardiola. “Ho iniziato ad allenare a 37 anni e tutta la mia vita è stata legata al calcio. Adesso voglio provare a scoprire la vita, a essere felice facendo anche altre cose che non abbiano a che fare con il calcio. Amo il mio lavoro, ma arriva un momento in cui senti di doverti fermare. Forse un giorno mi sveglierò e dirò: ‘Va bene, voglio tornare ad allenare’. Ma deve nascere dentro di me questa sensazione, e oggi non la provo”.

Il tecnico spagnolo ha raccontato di voler dedicare questo periodo soprattutto alla famiglia e a sé stesso: “Sto cercando di capire quale sarà la mia vita. Ho deciso di fermarmi perché voglio prendermi un po’ più cura di me stesso. Voglio trascorrere più tempo con i miei figli e con mio padre, che ha 95 anni ed è ancora con noi. Sono arrivato a 56 anni, non sono più giovane e anche il modo di vedere le cose cambia. Mi sto ancora adattando a questa nuova fase, ma sta andando piuttosto bene”.

Nel corso dell’intervista Guardiola ha parlato anche del Mondiale, spiegando di non avere una nazionale per cui tifare. “Al Mondiale seguo i giocatori che mi piacciono. Non sostengo una nazionale in particolare, ma le squadre in cui giocano calciatori che conosco, che apprezzo e con cui ho lavorato. Sarò felice di fare il tifo per loro”.

Tra le favorite ha indicato anche la Spagna, impegnata nella finale contro l’Argentina. “Se Rodri riuscirà a esprimersi ai suoi livelli in mezzo al campo insieme a Pedri e Lamine Yamal, e sarà al massimo della condizione, la Spagna potrà davvero fare la differenza”.

Un pensiero è stato dedicato anche al giovane talento del Barcellona: “Lamine Yamal è arrivato al Mondiale un po’ indietro dal punto di vista fisico a causa dei recenti infortuni. Però, vista la sua età, possiede una capacità incredibile di gestire la pressione ed è in grado di decidere una partita da solo”.

Sul proprio futuro Guardiola non chiude definitivamente le porte al ritorno nel mondo del calcio, ma chiarisce che non è un tema di attualità. “Ho iniziato ad allenare a 37 anni e oggi ne ho 56. Ho bisogno di fare cose nuove. In questo momento mi sento molto felice”.

E sul Manchester City aggiunge: “Un giorno, naturalmente, tornerò all’Etihad Stadium. Ma adesso voglio restare dietro le quinte. Se avranno bisogno di me, ci sarò”.

Infine, un passaggio sul rivale che più di tutti lo ha messo alla prova nel corso della carriera. Per Guardiola non ci sono dubbi:

“Jürgen Klopp è stato il più grande rivale della mia carriera. Era capace di cambiare sistema di gioco ogni venti minuti. Mi faceva impazzire”.