ROMA - La maggioranza, rafforzata dai risultati delle elezioni amministrative, accelera sulla riforma della legge elettorale e si prepara a chiedere la calendarizzazione del testo in Aula alla Camera entro giugno. 

L’obiettivo del centrodestra è arrivare al contingentamento dei tempi d’esame a luglio e approvare la riforma in almeno un ramo del Parlamento prima della pausa estiva. 

Le opposizioni parlano di “forzatura” e chiedono alla maggioranza di chiarire quale sarà il testo effettivamente discusso. “Se c’è un nuovo testo base perché iniziamo la discussione generale su un testo che di fatto loro stessi dicono che non c’è più?”, ha chiesto Gianni Cuperlo, del Partito democratico, in commissione Affari costituzionali. 

La richiesta è stata sostenuta anche da Alleanza Verdi e Sinistra, Movimento 5 Stelle e Più Europa, ma il presidente della commissione Nazario Pagano, di Forza Italia, ha confermato l’avvio dell’iter. 

Il nodo riguarda le modifiche su cui la maggioranza sta lavorando dopo le audizioni in commissione, tra cui c’è l’innalzamento dal 40 al 42% della soglia necessaria per far scattare il premio di governabilità, pari a 70 seggi alla Camera e 35 al Senato. 

Il nuovo schema prevede inoltre l’abolizione del ballottaggio, inizialmente previsto nel caso in cui nessuna coalizione o lista avesse raggiunto la soglia per il premio, mentre cade l’ipotesi di un secondo turno tra le due coalizioni sopra il 35%. 

Un altro ritocco riguarda il tetto massimo dei seggi che la coalizione vincente potrebbe ottenere: alla Camera dovrebbe scendere da 230 a 220, mentre al Senato passerebbe da 114 a 113. 

La maggioranza valuta anche una norma per evitare maggioranze diverse tra Camera e Senato: in caso di risultato non omogeneo nei due rami del Parlamento, il premio non verrebbe assegnato e si procederebbe con una ripartizione proporzionale dei seggi. 

Resterebbero invece fuori dal nuovo testo base, per essere eventualmente inserite in fase emendativa, le modifiche sulle circoscrizioni estere. 

Sul piano politico resta poi il dubbio di fondo sollevato dalle opposizioni, per i quali la riforma, presentata come uno strumento per garantire stabilità, potrebbe non riuscire nei suoi obbiettivi in alcuni scenari. 

Il meccanismo del premio, infatti, funziona solo se una coalizione supera la soglia prevista, mentre in caso contrario, e senza ballottaggio, scatterebbe il riparto proporzionale.  

È il caso che si sarebbe verificato nel 2018, quando il centrodestra fu la coalizione più votata ma si fermò intorno al 37%, mentre il Movimento 5 Stelle corse da solo e ottenne circa il 32%. 

In quello scenario, la nuova legge non avrebbe prodotto una maggioranza autonoma e avrebbe lasciato aperto il rischio di stallo parlamentare. 

Per questo le opposizioni accusano la maggioranza di costruire una legge tarata sull’attuale quadro politico, con due coalizioni vicine e sopra il 40%, più che su un sistema stabile nel tempo.