REGGIO EMILIA - Un giovane italiano di origini marocchine è stato fermato a Reggio Emilia con l’accusa di arruolamento con finalità di terrorismo anche internazionale. 

Si chiama Nagay Yaber, ha 22 anni e, secondo gli investigatori, avrebbe progettato di raggiungere il centro della città armato di coltello per colpire quante più persone possibile. 

Il fermo è stato eseguito dalla polizia dopo una segnalazione che indicava la possibilità di un attacco nelle vie del centro, che giovedì sera erano particolarmente affollate per due eventi: i quarti di finale dei playoff di serie A di basket e una manifestazione musicale in piazza San Prospero. 

Le pattuglie impegnate nel controllo del territorio sono state allertate e il giovane è stato rintracciato poco dopo dagli agenti delle Volanti e dalla Digos mentre camminava da solo in una strada laterale della via Emilia. 

Portato in Questura, dagli accertamenti sarebbe emerso che Yaber aveva avuto contatti con un presunto fiancheggiatore dello Stato islamico, che secondo l’ipotesi investigativa si sarebbe offerto di istruirlo e finanziarlo per compiere un attentato in Italia o all’estero, ricevendo il suo consenso. 

L’indagine è coordinata dalla Procura di Reggio Emilia, guidata da Calogero Gaetano Paci, e dalla Procura distrettuale di Bologna, diretta da Paolo Guido. A condurre l’attività investigativa è la Digos. 

Yaber era già stato arrestato in Germania per alcuni reati e in più occasioni si sarebbe dichiarato sostenitore dello Stato islamico.  

A gennaio era rientrato in Italia dopo essere stato espulso dalle autorità tedesche perché considerato socialmente pericoloso, e insieme al Centro di salute mentale e ai servizi socio-assistenziali era stato inserito in un percorso di assistenza.  

Il programma era stato però interrotto anche dopo un’ulteriore segnalazione, che aveva collegato l’utenza telefonica usata dal giovane ad alcune chat nelle quali sarebbe stato discusso il possibile compimento di azioni di matrice terroristica. 

Il caso richiama, per alcuni elementi personali, quello di Salim El Koudri, l’uomo che il 16 maggio a Modena ha investito sette persone. Anche El Koudri è italiano di origini marocchine e aveva alle spalle un percorso in un centro di salute mentale. 

Secondo fonti investigative, gli elementi raccolti finora nel caso modenese sembrerebbero però più riconducibili a una forma di autosuggestione, da valutare anche alla luce del disagio psichico, che di un vero e proprio arruolamento in gruppi terroristici organizzati.