ANKARA - Si aggrava drammaticamente la crisi interna del Partito Popolare Repubblicano (Chp), la principale forza di opposizione al presidente turco Recep Tayyip Erdogan. In seguito a una clamorosa sentenza della Corte d’Appello di Ankara che ha azzerato l’attuale leadership, la polizia ha fatto irruzione nella sede centrale del partito nella capitale per rendere esecutivo il provvedimento giudiziario.
La decisione dei magistrati ha sancito la “nullità assoluta” del congresso della fine del 2023, invalidando la presidenza di Ozgur Ozel e reintegrando formalmente l’ex leader Kemal Kilicdaroglu. Quest’ultimo ha già annunciato che riprenderà possesso degli uffici della presidenza nei prossimi giorni, in coincidenza con le celebrazioni dell’Eid, provocando una spaccatura insanabile tra la base e i vertici del partito, in uno scenario che rischia di spianare la strada a un ulteriore consolidamento del potere di Erdogan.
La faida politica ha subito un’accelerazione violenta quando gli avvocati di Kilicdaroglu, accompagnati da un gruppo di parlamentari fedeli all’ex presidente, si sono presentati alla sede del partito per notificare l’atto a Ozel. Davanti al rifiuto di aprire i cancelli esterni dell’edificio, rimasti sbarrati, i legali hanno richiesto l’intervento delle forze dell’ordine. Ottenuto il via libera dalla prefettura di Ankara, gli agenti della polizia in tenuta antisommossa sono penetrati all’interno del complesso.
Per evacuare la struttura e aprirsi la strada verso il dodicesimo piano (dove Ozel era asserragliato insieme ad alcuni deputati e al presidente provinciale di Istanbul) le forze di sicurezza hanno utilizzato gas lacrimogeni nei corridoi. Una volta raggiunto l’ufficio presidenziale, gli agenti hanno notificato a Ozel il decreto d’espulsione immediata.
La risposta del leader deposto è stata di totale sfida. Davanti alle telecamere dei media nazionali, Ozel ha platealmente strappato l’avviso di sgombero prima di abbandonare l’edificio, dichiarando che l’allontanamento è solo temporaneo e che il Chp si riprenderà presto la propria casa. Ozel ha poi guidato una marcia di protesta formata da parlamentari e sostenitori verso la sede del Parlamento turco, indicando l’assemblea legislativa come nuova sede simbolica e istituzionale del partito. Durante il corteo, ha arringato la folla ricordando che il Chp è nato storicamente tra le tende dei campi di battaglia e che per portare l’opposizione al potere non serve un palazzo, ma la ferrea volontà di lottare.
All’origine della contesa giudiziaria c’è la transizione interna mai digerita dopo le elezioni presidenziali del 2023. Kemal Kilicdaroglu, classe 1948, era finito allora al centro di durissime contestazioni per aver imposto la propria candidatura contro Erdogan (rimediando una pesante sconfitta) e per aver ostacolato le ambizioni del popolarissimo sindaco di Istanbul, Ekrem Imamoglu.
Nonostante il fallimento elettorale, Kilicdaroglu aveva rifiutato di dimettersi, provocando la rivolta della base che chiedeva un profondo rinnovamento generazionale; un’istanza che aveva portato al trionfo di Ozgur Ozel nel successivo congresso. La vecchia guardia ha però contestato l’esito delle votazioni per presunte irregolarità procedurali e brogli. Dopo il rigetto del ricorso in primo grado, la Sezione d’Appello ha ribaltato il verdetto originario, azzerando di fatto tutte le decisioni politiche assunte dal partito nell’ultimo anno e mezzo.
Le reazioni alla giornata di caos non si sono fatte attendere. Il portavoce di Kilicdaroglu, Atakan Sonmez, ha espresso il rammarico del vecchio leader per gli scontri fisici registrati all’interno della sede, mentre i principali sindaci della galassia del Chp hanno fatto quadrato attorno a Ozel. Tra questi, il sindaco di Ankara, Mansur Yavas, ha chiesto l’immediata convocazione di un congresso straordinario entro 45 giorni per risolvere la leadership tramite il voto dei delegati e non nelle aule di tribunale.
Nel frattempo, la Procura generale di Ankara ha aperto un’indagine ufficiale sui disordini e sul ferimento di alcuni militanti rimasti contusi durante lo sgombero forzato.