ROMA - La Camera ha approvato in prima lettura la nuova legge elettorale. Il testo, definito “Stabilicum” dalla maggioranza e “Melonellum” dalle opposizioni, è passato con 217 voti favorevoli, 152 contrari e due astenuti. Il provvedimento passa ora al Senato, dove potrà essere confermato o modificato.
La riforma prevede un sistema proporzionale con premio di maggioranza alla coalizione che raggiunge almeno il 42% dei consensi, che conferirebbe 70 seggi alla Camera e 35 al Senato entro un tetto massimo di 220 deputati e 113 senatori, esclusi i seggi della circoscrizione Estero. Se nessuna coalizione raggiunge la soglia anche solo in una delle due Camere, si procede con il proporzionale puro.
Restano invece le liste bloccate nei collegi plurinominali. L’emendamento che avrebbe introdotto le preferenze, pur con i capilista bloccati, era stato bocciato alla Camera per un solo voto: 187 favorevoli e 188 contrari. Il risultato ha aperto il caso dei franchi tiratori nel centrodestra e ha trasformato il voto finale in un nuovo terreno di scontro politico.
Prima del via libera definitivo, le opposizioni hanno esposto in Aula cartelli con le scritte “Meloni ha fallito”, “legge elettorale = legge truffa” e “la maggioranza non esiste più: a casa”. La segretaria del Pd Elly Schlein ha attaccato Giorgia Meloni e la maggioranza: “Quanta ipocrisia in questa Aula da coloro che hanno sfiduciato Meloni. Chi ha tradito? Questa è l’unica ossessione di Meloni”.
Duro anche Giuseppe Conte. Il leader del Movimento 5 Stelle ha accusato il governo di avere scelto la legge elettorale come priorità mentre “i salari si abbassano e i prezzi del carburante schizzano”, sostenendo che la maggioranza voglia "cambiare le regole del gioco” per passare “dalla stabilità alla inamovibilità”.
Riccardo Magi, segretario di +Europa, ha definito la riforma “un colpo di stato elettorale”, mentre per Matteo Richetti, capogruppo di Azione, con questo testo “si sta cercando di fare il premierato” senza modificare la Costituzione.
Da destra si schiera contro la riforma anche Futuro Nazionale: Edoardo Ziello ha contestato l’assenza delle preferenze e ha parlato di “tentativo di costruzione di un cordone sanitario da parte del centrodestra con il centrosinistra contro il generale Vannacci”.
La maggioranza ha invece difeso la riforma come uno strumento per garantire stabilità. Alessandro Colucci, di Noi Moderati, ha sostenuto che, se le opposizioni sono convinte di vincere, “dovrebbero valutare valida e interessante questa legge elettorale”. Nazario Pagano, di Forza Italia, ha rivendicato l’obiettivo di “trovare un punto di equilibrio rispettoso delle sentenze della Corte Costituzionale”.
Da Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli ha trasformato la bocciatura delle preferenze in un attacco alle opposizioni: “Avete segnato un colpo e avete fatto bene a festeggiare come aveste vinto i mondiali per aver impedito agli italiani di esprimere le preferenze”.
Il testo contiene anche l’indicazione del candidato premier nel programma elettorale, nel rispetto delle prerogative del capo dello Stato, con la mancata indicazione che comporta l’inammissibilità della lista. La riforma interviene inoltre sulla raccolta firme, esonerando i partiti con un gruppo parlamentare in almeno una delle due Camere costituito entro il 31 dicembre 2025, e introduce una disciplina stabile per permettere il voto dei fuori sede.
Tra le modifiche più contestate c’è quella della circoscrizione Estero, approvata con un emendamento del centrodestra. Per l’elezione dei deputati, le ripartizioni passano da quattro a due: Europa e una seconda area che comprende Americhe, Africa, Asia, Oceania e Antartide. Per il Senato, invece, la circoscrizione Estero diventa unica. L’emendamento è stato votato a scrutinio segreto ed è passato con 203 sì e 133 no.
Immediata è stata la reazione degli eletti all’estero del Partito democratico, a partire da Fabio Porta che ha definito la norma “uno scempio” e “una modifica strumentale della legge elettorale, fatta non per migliorare la rappresentanza ma per garantire qualche seggio in più a chi oggi non riesce a conquistare il consenso delle comunità italiane nel mondo”.
Il suo collega Toni Ricciardi ha parlato di “atto gravissimo” e di “forzatura senza precedenti”, sostenendo che “dove non arrivano con i voti, modificano collegi e circoscrizioni per inseguire un vantaggio politico”.
Sulla stessa linea Christian Di Sanzo, secondo cui la maggioranza “cancella la rappresentanza degli italiani all’estero” e “distrugge il rapporto tra eletti ed elettori costruito in vent’anni di voto nella circoscrizione Estero”.
Nicola Carè, che durante la discussione alla Camera aveva pronunciato un duro intervento contro l'emendamento, ha definito la modifica “un atto deliberato di ostilità verso gli italiani all’estero”, sostenendo che la riforma riduce il voto di milioni di cittadini “a una finzione democratica”.