ROMA – Mykhailo Fedorov, ex ministro della Difesa ucraina, offre i propri servizi al ministero della Difesa italiano. L’uomo simbolo dei droni di Kiev nella guerra contro Mosca, ma in contrasto con la linea di Zelensky tanto da lasciane il governo, diventa consulente del governo sul tema dell’innovazione militare del nostro Paese.

Dopo aver rifiutato le richieste arrivate da altri Stati, Fedorov ha deciso di lavorare al fianco dell’Italia, mettendo a disposizione le proprie conoscenze. Nell’incontro con il ministro Guido Crosetto i temi principali sono stati i droni, la difesa aerea e i sistemi cosiddetti ‘unmanned’ (veicoli o dispositivi comandati a distanza oppure a guida autonoma).

L’ex ministro, 35 anni, si era dimesso lo scorso luglio dal suo incarico nel governo Zelensky dopo uno scontro con i vertici delle forze armate, suscitando la reazione di molti ucraini, scesi in piazza per chiedere il suo reintegro.

Lo stesso Fedorov, visto come un politico non coinvolto negli scandali di corruzione che hanno invece colpito l’entourage di Zelensky, era arrivato recentemente ad invocare nuove elezioni.

La sua popolarità e il consenso riscosso in Ucraina sono dovuti soprattutto perché è visto da molti come il fautore della ripresa militare del suo Paese, grazie a strategie innovative a basso costo: tra tutte quelle dei droni pilotati al fronte grazie alla fibra ottica, che avevano inferto duri contraccolpi all’avanzata delle truppe russe.

In queste ore lo stesso Fedorov, che in un post annuncia il suo nuovo incarico, specifica che “l’esperienza dell’Ucraina può diventare la base per un nuovo modello di difesa europeo”.

Bisogna essere “in grado di testare e implementare rapidamente nuove soluzioni, combinando la tecnologia con una solida capacità produttiva”.

Esprime soddisfazione il ministro Crosetto: "In uno scenario caratterizzato da trasformazioni repentine e senza precedenti, nel quale il cambiamento costituisce una costante, è imprescindibile ricercare opportunità di confronto e di scambio di esperienze”.

Secondo il titolare della Difesa italiana, “oggi non basta più la semplice conoscenza delle nuove tecnologie: è essenziale la capacità di adeguare i processi organizzativi, trasformando rapidamente la sperimentazione in soluzioni operative utilizzabili su larga scala. I mutati scenari e le nuove modalità di conduzione dei conflitti richiedono infatti di rendere sempre più efficienti i processi di sviluppo e produzione nazionale coniugando l’eccellenza tecnologica con la capacità industriale e la rapidità di risposta alle sfide future".