KATMANDU - Si fa sempre più drammatica la situazione al confine tra Nepal e Tibet, dove la devastante ondata di acqua e fango provocata dal crollo di una sezione di ghiacciaio ha travolto interi villaggi. Il bilancio provvisorio è di 469 morti sul lato nepalese, secondo i dati della polizia locale, e di tre vittime nel vicino territorio cinese, mentre si contano ancora migliaia di dispersi. Le operazioni di ricerca e salvataggio sono però drammaticamente ostacolate dal rischio imminente di una seconda inondazione.
A complicare i soccorsi è la formazione di un imponente bacino artificiale creato dai detriti della frana. La Cina ha annunciato la sospensione delle ricerche nel cuore dell’area colpita dopo che “l’acqua ha iniziato a tracimare e a scorrere” dal lago verso il valico di frontiera di Gyirong.
L’agenzia statale Xinhua ha avvertito che, a causa delle piogge incessanti, il bacino potrebbe accumulare fino a tre milioni di metri cubi d’acqua nei prossimi tre giorni, presentando “un alto rischio di rottura e straripamento, con la potenziale conseguenza di gravi inondazioni a valle”. Di conseguenza, come riferito dall’emittente Cctv, “a tutte le squadre di soccorso è stato ordinato di rimanere sul posto e attendere ulteriori istruzioni”. Nella zona di Gyirong rimangono comunque mobilitati quasi 700 vigili del fuoco, affiancati da droni e cani da ricerca.
Sul versante nepalese, l’esercito ha inviato due elicotteri per trarre in salvo circa 100 operai rimasti intrappolati all’interno di una galleria di costruzione. L’ufficio del primo ministro ha reso noto che altri 350 tra residenti e lavoratori dell’area sono già stati portati al sicuro “in condizioni molto rischiose, rese difficili dal maltempo e dalle inondazioni”.
Il portavoce dell’esercito Raja Ram Basnet ha dichiarato che la priorità “rimane la ricerca e il salvataggio delle persone”, confermando che “sono stati allestiti centri di accoglienza per le persone colpite”. Anche le autorità nepalesi hanno rinnovato gli allarmi alla popolazione: “A causa del rischio di ulteriori inondazioni, si raccomanda a tutte le popolazioni a valle di rimanere estremamente vigili”, ha raccomandato l’autorità per la gestione delle emergenze.
La tragedia ha colpito una regione strategica nel cuore dell’Himalaya, meta di escursionisti, alpinisti diretti all’Everest e pellegrini indù e buddisti tibetani. Secondo le rilevazioni dell’United States Geological Survey (Usgs), il disastro è stato innescato dal crollo di una vasta sezione glaciale, il cui impatto è stato così violento da essere registrato dai sismografi come un terremoto di magnitudo 5.2.
La devastante onda d’urto ha provocato massive frane che si sono abbattute sul territorio nepalese, travolgendo in particolare la valle del fiume Trishuli, nel distretto di Nuwakot a nord di Kathmandu, e la valle del fiume Bhotekoshi a est della capitale.