MADRID - Tensione alle stelle nell’enclave nordafricana di Ceuta, dove la grave crisi migratoria esplosa a fine luglio rischia di trasformarsi in uno scontro sociale aperto.
A quasi un mese dall’irruzione di decine di migliaia di persone dal Marocco (almeno 60mila ingressi secondo le stime ufficiali), la situazione sul territorio di appena 18,5 chilometri quadrati in cui risiedono 80mila cittadini spagnoli è arrivata a un punto critico.
Sebbene la maggior parte dei migranti sia già stata rimpatriata in Marocco, migliaia di persone continuano a vagare per le strade e a dormire sulle spiagge. L’assenza di sistemazioni ha sovraccaricato i servizi di accoglienza e scatenato la protesta dei residenti, sfociata in disordini e violenti confronti che hanno coinvolto polizia, abitanti e migranti.
Negli ultimi giorni si sono registrati attacchi contro le forze dell’ordine e tentativi da parte di gruppi di cittadini di bloccare i veicoli della Croce Rossa impegnati nella distribuzione di cibo e assistenza umanitaria.
I disordini di giovedì si sono saldati con un grave episodio in cui un gruppo di migranti ha bersagliato con pietre un veicolo con a bordo quattro militari spagnoli, ferendone uno, mentre un agente di polizia è stato aggredito da un altro gruppo di stranieri. Le operazioni delle forze di sicurezza hanno portato finora all’arresto di 14 persone (tra cui dodici cittadini marocchini fermati per l’assalto ai militari).
La gravità delle condizioni di vita dei migranti rimasti, tra cui figurano molti minori non accompagnati, aveva già spinto organizzazioni per i diritti umani come Human Rights Watch a denunciare il collasso dei soccorsi e le difficoltà delle autorità locali nell’assicurare alloggio e cibo.
Di fronte al rischio di una deriva violenta, l’esecutivo spagnolo ha lanciato un fermo appello alla responsabilità. “La violenza non è la soluzione”, ha dichiarato in Parlamento il ministro dell’Interno, Fernando Grande-Marlaska. “Invito alla calma e alla fine di ogni forma di violenza, perché la violenza non è il modo per risolvere un problema complesso come quello che affligge Ceuta”, ha dichiarato.
Marlaska ha comunque assicurato che Madrid proseguirà con i rimpatri verso il Marocco per chi non possiede i requisiti di asilo, confermando contemporaneamente un piano da 35 milioni di euro per rafforzare la frontiera marittima. Gli interventi prevedono l’allungamento dei moli frangiflutti, l’impiego di droni e l’installazione di nuovi sistemi di sorveglianza per controllare gli accessi.
Anche il capo del governo locale di Ceuta, Juan Vivas, ha condannato i disordini pur definendo giustificate le proteste pacifiche per il ripristino della normalità: “Rifiutiamo categoricamente l’uso di qualsiasi tipo di violenza. Nessuno può o deve farsi giustizia da sé. La difesa di Ceuta e degli interessi della sua popolazione può essere perseguita solo attraverso la legalità“.
La crisi ha provocato un duro scontro politico a Madrid. Le opposizioni di centrodestra (Partito Popolare) e della destra di Vox chiedono il raggruppamento e l’immediata espulsione di tutti gli irregolari, accuse a cui Grande-Marlaska ha risposto accusando i rivali di “incitare all’odio e allo scontro”, ricordando che la legge impone l’identificazione individuale e una tutela speciale per i minori.
Non mancano le frizioni interne al governo socialista: il ministro dell’Interno ha respinto la versione della ministra della Difesa, Margarita Robles, secondo cui il Centro nazionale di intelligence (Cni) aveva inviato report preventivi per mettere in guardia l’esecutivo dall’imminente flusso massiccio di luglio.
Gestire le conseguenze della crisi su quello che rappresenta l’unico confine terrestre tra Unione Europea e Africa costituisce ora una sfida che va ben oltre il controllo delle frontiere, toccando la tenuta sociale e la stabilità diplomatica tra Spagna e Marocco.