WASHINGTON - Le autorità statunitensi hanno annunciato il sequestro di 13 domini internet collegati a presunte società di consulenza create per reclutare dipendenti, ex funzionari e personale militare americano con accesso a informazioni sensibili.

Secondo il Dipartimento della Giustizia, i siti si presentavano come aziende legittime, pubblicavano offerte per ruoli da consulente o analista e poi cercavano di spingere i candidati a fornire informazioni esclusive o interne. L’operazione rientra nel crescente allarme occidentale sulle attività di intelligence attribuite alla Cina attraverso piattaforme professionali e annunci di lavoro apparentemente ordinari.

La procuratrice federale Jeanine Pirro, per il Distretto di Columbia, ha detto che i sequestri mandano “un messaggio chiaro”: ogni tentativo di sfruttare americani con accesso ai dati più delicati della sicurezza nazionale sarà individuato e smantellato.

Un affidavit dell’FBI depositato nell’ambito del sequestro sostiene che i siti usassero identità false o rubate, unitamente a fotografie generate con l’intelligenza artificiale, per apparire credibili. Le offerte venivano spesso pubblicate o rilanciate su LinkedIn e altre piattaforme di assunzione, con profili costruiti per attirare persone attualmente o precedentemente impiegate nel governo statunitense.

L’annuncio viene diffuso una settimana dopo l’avvertimento congiunto di Stati Uniti, Regno Unito, Australia e degli altri Paesi dell’alleanza Five Eyes, secondo cui Pechino starebbe usando in modo sempre più aggressivo i siti di lavoro per ottenere informazioni da funzionari occidentali.

L’ambasciata cinese a Washington ha respinto le accuse, definendo “interamente fabbricata” la presunta minaccia di spionaggio cinese e parlando di “calunnia malevola”.

Le accuse non sono nuove. Nel marzo 2025, Reuters aveva riferito di una rete simile di false società di consulenza che tentava di avvicinare dipendenti federali licenziati nell’ambito del ridimensionamento dell’amministrazione voluto dal presidente Donald Trump.

L’FBI e il National Counterintelligence and Security Centre avevano già raccontato dinamiche simili nel caso di Kevin Mallory, ex agente della CIA condannato nel 2019 a 20 anni di carcere per aver cospirato per trasmettere segreti della difesa statunitense alla Cina. Mallory era stato inizialmente avvicinato sui social per una consulenza in politica estera.

Per Washington, il caso conferma un cambiamento ormai evidente: lo spionaggio non passa solo da ambasciate, agenti e documenti sottratti, ma anche da annunci di lavoro, profili finti e piattaforme professionali.