Marilyn Monroe come non si era mai sentita: ironica, lucida, vulnerabile e decisa a riprendersi il controllo della propria immagine, nell’ultima lunga intervista concessa dall’attrice a Life Magazine, registrata il 28 e 29 giugno 1962 nella sua casa di Brentwood, a Los Angeles, poche settimane prima della morte per overdose di barbiturici. Finora solo alcuni minuti dell’audio erano stati diffusi in un documentario Hbo del 1992. Il resto della registrazione, circa quattro ore di conversazione con il giornalista Richard Meryman, viene ora pubblicato insieme a estratti sonori e a centinaia di immagini inedite scattate dal fotografo Allan Grant. L’intervista uscì il 3 agosto 1962, il giorno prima della sua morte.
L’attrice, appena licenziata dalla 20th Century Fox dal film Something’s Got to Give, voleva usarla anche come parte del suo rilancio. “Per favore non fatemi sembrare una barzelletta”, disse a Meryman, chiedendo che il testo fosse pubblicato con le sue parole e potesse essere rivisto prima della stampa. Dal nastro emerge una Monroe lontana dallo stereotipo della diva fragile e svampita. Parla di fama, Hollywood, sessualità e invecchiamento, dei rapporti con gli studios, del calendario di nudo realizzato per pagare l’affitto e della celebre esibizione per il compleanno di John F. Kennedy al Madison Square Garden. Sulla fama offre una delle immagini più efficaci: “È come il caviale. È bello averlo, ma se lo mangiamo ogni giorno diventa troppo”.
Nel colloquio l’attrice appare ferita ma piena di progetti. Racconta la gioia per la nuova casa, il desiderio di interpretare ruoli diversi con l’età, l’ammirazione per Sophia Loren e la voglia di avere altri ruoli. “Quando sarò più vecchia, interpreterò ogni tipo di parte”, dice. Non mancano passaggi taglienti: Monroe critica il sistema degli studios, smentisce l’idea di essere vanitosa o sempre davanti allo specchio e si irrita quando Meryman le chiede come si “carichi” per la macchina da presa: “Io non carico niente. Non sono una Ford!”.