ROMA - Mentre Marco Rubio viaggiava verso Roma con in agenda l’incontro in Vaticano e un bilaterale con il governo Meloni, Donald Trump sferrava un nuovo attacco al primo pontefice americano della storia, accusandolo di “mettere in pericolo molti cattolici” e di essere favorevole a un Iran nucleare. Un affondo che ha trasformato quella che doveva essere una visita diplomatica tesa a ricucire le relazioni dopo il primo attacco del capo della Casa Bianca contro il Papa, in una missione quasi impossibile.

Da Castel Gandolfo, Leone XIV ha ribadito con fermezza il proprio ruolo nella Chiesa: “La (mia) missione è predicare il Vangelo e la pace. Se qualcuno vuole criticarmi per questo, lo faccia”, ha detto ricordando che la Santa Sede si oppone da anni a tutte le armi nucleari, senza distinzioni. “Spero di essere ascoltato per il valore della parola di Dio”, ha poi aggiunto, scegliendo le parole con la precisione di chi non vuole alzare ulteriormente i toni, ma non intende nemmeno arretrare. 

Il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, ha inquadrato la posizione della Santa Sede con altrettanta chiarezza: il Pontefice “va avanti per la sua strada”, predicando la pace “in ogni occasione opportuna e inopportuna, come direbbe San Paolo”.

Allineata anche la posizione del governo italiano, con il ministro degli Esteri Antonio Tajani che, alla vigilia dell’incontro di domani con il segretario di Stato americano Marco Rubio, ha detto che “gli attacchi nei confronti del Santo Padre non sono né condivisibili né utili alla causa della pace. Ribadisco il sostegno ad ogni azione e parola di papa Leone”. A fargli eco, l’altro vicepremier, Matteo Salvini, secondo cui “il Papa non si discute, si ascolta”. 

Ma proprio Rubio, cercando di districare la complicata matassa, ha voluto interpretare le parole di Donald Trump affermando di credere che “ciò che il Presidente abbia voluto dire, fondamentalmente, sia che l’Iran non possa dotarsi di un’arma nucleare, poiché la utilizzerebbe contro luoghi in cui risiede un gran numero di cattolici e di cristiani”.

Un’idea, quella che Teheran possa arrivare a sviluppare un’arma nucleare che secondo Rubio non dovrebbe nemmeno essere presa in considerazione. “Guardate cosa stanno facendo in questo momento” con lo Stretto di Hormuz, ha insistito, “stanno tenendo in ostaggio il mondo intero”. “Cosa pensate che farebbero se avessero un’arma nucleare? Terrebbero il mondo in ostaggio proprio con quell’arma nucleare. Questo è ciò che farebbero”, ha ammonito.

La missione del Segretario di Stato appare inevitabilmente in salita, nonostante la sua fede cattolica. Rubio incontrerà il Papa nella mattinata italiana di oggi, al Palazzo apostolico vaticano, la prima volta era stata nel 2025 quando aveva partecipato alla sua cerimonia di insediamento, insieme a JD Vance. 

Questa volta Rubio si presenta in Vaticano da solo segnalando, secondo gli osservatori, la sua ascesa all’interno dell’amministrazione e fra i repubblicani, che lo vedono sempre più un’alternativa convincente alla presidenza per il 2028. Vance resta il favorito per la Casa Bianca ma l’aver difeso Trump nelle critiche al Papa e nella guerra in Iran rischia di danneggiarlo. Per Rubio e i conservatori ricucire lo strappo con la Santa Sede non è solo importante da un punto di vista diplomatico, visto che Trump e Prevost sono i due americani più in vista al mondo, ma sarebbe essenziale anche da quello politico.

Il voto in massa dei cattolici è infatti  stato decisivo per il secondo mandato alla Casa Bianca del Presidente e gli attacchi al Pontefice hanno sollevato una levata di scudi fra i cristiani d’America: il 42% dei quali si è schierato con Prevost e solo il 31% con il tycoon. Il rischio è che al partito repubblicano venga a mancare il loro sostegno alle elezioni di metà mandato, mettendo così ancora più in pericolo il già vacillante controllo del Congresso.

Durante il bilaterale tra Rubio e il governo italiano si parlerà certamente della situazione in Medio Oriente e in Libano, in particolare. L’Italia ha addestrato le forze di Polizia e di sicurezza del Paese, “la consulteremo certamente” ha detto Rubio prima di partire per Roma. 

E, rispetto alla guerra in Iran, la Presidente del Consiglio ha assicurato che “l’Italia continuerà a fare la sua parte per favorire il dialogo e scongiurare il propagarsi della crisi a livello regionale. La libertà di navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz è un principio fondamentale del diritto internazionale ed essenziale per l’economia globale”.