È uno dei disturbi più comuni e, proprio per questo, uno dei più sottovalutati. Il mal di pancia arriva dopo un pasto troppo abbondante, nei giorni di stress, quando l’intestino “fa i capricci” o semplicemente senza una ragione apparente. Spesso passa da solo e non lascia traccia. Altre volte, però, quel dolore apparentemente banale può avere poco a che fare con il semplice movimento dell’intestino e raccontare qualcosa di più.
Quando diciamo “mal di pancia”, del resto, stiamo usando un’espressione molto generica. L’addome è una sorta di grande condominio in cui convivono stomaco, intestino, fegato, cistifellea, pancreas, reni e vescica, oltre agli organi dell’apparato riproduttivo. Anche muscoli, nervi e pareti addominali possono essere responsabili del dolore. Capire da dove proviene è quindi il primo passo per non liquidare ogni fastidio con un generico “sarà l’intestino”.
Nella maggior parte dei casi, fortunatamente, dietro un mal di pancia c’è qualcosa di transitorio. Un pasto molto abbondante, mangiato rapidamente o composto da alimenti difficili da digerire, può provocare gonfiore, crampi, senso di pesantezza e aumento dell’attività intestinale. Anche alcuni cibi, soprattutto quelli che fermentano facilmente, possono favorire la produzione di gas e quella sensazione di addome teso che molti conoscono. In altri casi entrano in gioco stitichezza o diarrea. Il dolore può accompagnare il bisogno di andare in bagno e attenuarsi dopo l’evacuazione. È il classico scenario in cui il movimento intestinale ha effettivamente un ruolo importante. Ma non tutto il mal di pancia segue questo copione.
Un dolore nella parte alta dell’addome, accompagnato da bruciore, nausea, senso di pienezza o acidità, può avere origine dallo stomaco o dall’esofago. Reflusso, gastrite e indigestione sono tra le cause più frequenti. Anche alcuni farmaci, in particolare gli antinfiammatori, possono irritare la mucosa gastrica. Il modo in cui si presenta il dolore può dare qualche indizio: un bruciore dopo aver mangiato non è la stessa cosa di un crampo che compare prima di andare in bagno. Ma è importante non trasformare questi indizi in diagnosi “fai-da-te”. La posizione del dolore e le sue caratteristiche possono orientare, ma raramente sono sufficienti, da sole, a stabilirne la causa.
Ci sono poi dolori addominali che meritano maggiore attenzione. Un dolore improvviso e intenso, per esempio, soprattutto se diverso dal solito e accompagnato da vomito, febbre o marcata debolezza, non dovrebbe essere automaticamente attribuito a una cattiva digestione. Anche la sede può essere significativa. Un dolore che si concentra nella parte inferiore destra dell’addome può comparire, tra le altre possibilità, nell’appendicite. Un dolore forte nella parte superiore destra può invece essere associato a problemi della colecisti. E un dolore al fianco che si irradia verso l’inguine può avere a che fare con le vie urinarie, per esempio con un calcolo. Sono soltanto esempi: l’addome è troppo complesso perché si possa stabilire una causa semplicemente “indovinando” l’organo dalla posizione del dolore.
C’è poi un altro equivoco da evitare: dire che un dolore è influenzato dallo stress non significa dire che “è tutto nella testa”. Cervello e intestino comunicano continuamente attraverso una rete di segnali nervosi, ormonali e immunitari. Periodi di ansia, tensione o sonno insufficiente possono modificare la percezione del dolore e influenzare la motilità intestinale. È uno dei motivi per cui alcune persone, nei momenti di maggiore stress, avvertono più gonfiore, crampi, diarrea o stitichezza. In questi casi il disturbo è reale, anche se non necessariamente è presente una lesione dell’intestino.
Un episodio occasionale che passa rapidamente è una cosa. Un dolore che torna spesso, dura a lungo o interferisce con la vita quotidiana è un’altra. Quando il disturbo diventa ricorrente, può essere utile osservare quando compare, quanto dura, dove si localizza e se è collegato ai pasti, all’evacuazione o ad altri sintomi. Anche il tipo di alimentazione, eventuali farmaci assunti e il rapporto con periodi di stress possono offrire informazioni utili al medico. In alcuni casi si tratta di disturbi funzionali, come la sindrome dell’intestino irritabile; in altri possono esserci intolleranze, infiammazioni o condizioni che richiedono accertamenti. La cosa importante è non affidarsi per mesi alla sola idea che “sia colpa dell’intestino”.
Ci sono infine alcuni segnali che invitano a non aspettare che il mal di pancia passi semplicemente da solo. Un dolore molto intenso o improvviso, un addome particolarmente rigido o gonfio, vomito persistente, sangue nelle feci o nel vomito, febbre importante, svenimento o forte debolezza meritano una valutazione medica tempestiva. Lo stesso vale per un dolore persistente o progressivo, soprattutto se associato a perdita di peso non intenzionale o ad altri cambiamenti insoliti. Il messaggio, insomma, non è quello di preoccuparsi per ogni crampo. Al contrario: nella grande maggioranza dei casi il mal di pancia è un disturbo benigno e passeggero. Ma proprio perché è così comune, vale la pena imparare ad ascoltarlo.
Perché “mal di pancia” non è una diagnosi. È un sintomo, un po’ come dire “mal di testa”. E dietro quella semplice espressione possono esserci una digestione laboriosa, un intestino particolarmente sensibile, lo stress, lo stomaco, le vie urinarie o, più raramente, problemi che richiedono un controllo. Conoscere questa differenza non significa diventare medici di se stessi. Significa, più semplicemente, capire quando è ragionevole aspettare che passi e quando, invece, è il caso di non accontentarsi di un “sarà stato qualcosa che ho mangiato”.
È una reazione comprensibile, ma non sempre corretta. L’alimentazione può certamente avere un ruolo, ma il dolore può comparire anche per ragioni del tutto diverse. Una contrattura della parete addominale, per esempio, può provocare un fastidio che sembra provenire dall’interno; un’infezione delle vie urinarie può dare dolore nella parte bassa dell’addome; nelle donne, anche il ciclo mestruale o altri disturbi dell’apparato ginecologico possono essere responsabili di crampi e fitte. Persino una tosse insistente o uno sforzo fisico possono coinvolgere la muscolatura addominale. Insomma, la pancia non è un organo, ma una regione del corpo in cui si incontrano strutture molto diverse. Ecco perché, davanti a un dolore insolito, persistente o particolarmente intenso, è più utile chiedersi non soltanto “che cosa ho mangiato?”, ma anche “come si presenta questo dolore e che cosa lo accompagna?”.