“Cara Madre, la missione va bene. Il cibo è buono. Io sto bene”. Quasi una cartolina. Eppure, The Letter è una delle poesie più dure di Inside My Mother di Ali Cobby Eckermann, al centro di un recente seminario online di Italian Studies dell’Università di Sydney. Ne ha parlato Margherita Zanoletti, dottorato proprio a Sydney e oggi studiosa e traduttrice all’Università Cattolica di Milano, che del libro ha curato l’edizione italiana (Interno Poesia, 2026).
Eckermann, donna Yankunytjatjara nata nel 1963 e adottata da neonata, porta nei suoi versi la storia delle ‘generazioni rubate’: i bambini aborigeni e delle isole dello Stretto di Torres sottratti alle famiglie dalle autorità tra il 1910 circa e gli anni Settanta, spesso con il divieto di parlare la propria lingua.
L’autrice scrive in inglese, ma lascia affiorare parole yankunytjatjara, la lingua di sua madre, in parte cancellata dall’assimilazione. Chi è cresciuto con l’italiano o il dialetto in casa e l’inglese a scuola sa quanto una lingua di famiglia possa sbiadire. Ora quei versi arrivano in italiano: tre lingue, una sola memoria.
Tradurli significa anche tradurre il silenzio. In The Letter la voce della bambina, ha osservato Zanoletti, suona istituzionale. “Proprio perché il linguaggio è così rassicurante – ha spiegato –, l’assenza di ciò che non si può dire diventa inquietante”. Il foglio viene strappato. Su quello nuovo, la bambina scrive soltanto: “Mamma. Dove sei?”.
E al lettore italiano, che cosa arriva?
“Il mio obiettivo non è solo tradurre parole, ma costruire ponti”, ci ha detto Zanoletti. La poesia di Eckermann, spiega, “ci costringe al dadirri, un ascolto profondo e rispettoso” e ricorda che “la terra non è una proprietà, è la vita stessa”. E aggiunge: “La letteratura non è solo qualcosa che si studia a scuola, ma uno strumento di sopravvivenza”.
Per Umberto Eco, tradurre è “dire quasi la stessacosa”. Zanoletti parte da qui: “Tra sistemi di conoscenza diversi, quel quasi smette di essere una perdita e diventa un’espansione. Tradurre i saperi indigeni in italiano non significa rimpicciolire un mondo per farlo entrare in un altro, ma ‘allargare’ la mia lingua”.