MELBOURNE - C’è chi sale in moto per vincere e chi, prima ancora, lo fa perché non saprebbe immaginare una vita diversa.

Marco Bezzecchi appartiene a entrambe le categorie: pilota dal temperamento combattivo, affamato di successi, ma soprattutto ragazzo che ha fatto della propria passione il cuore di una carriera ai vertici della MotoGP.

E mentre la stagione gli presenta ostacoli e nuove sfide, il romagnolo dell’Aprilia Racing non perde di vista l’obiettivo: tornare a ruggire.

Ai nostri microfoni, durante l’evento “Moto d’Italia - Cultura oltre la pista | Melbourne Edition”, Bezzecchi ripercorre un’annata cominciata con l’acceleratore al massimo. Tre vittorie nelle prime gare, prestazioni convincenti e poi l’infortunio, accompagnato da qualche errore di troppo, a complicare i piani. Ma rialzarsi, nello sport come nella vita, fa parte del gioco.

“Per adesso la stagione sta andando abbastanza bene ed è iniziata molto, molto bene, con subito tre vittorie. Poi ho avuto purtroppo un infortunio a metà stagione, che mi ha un po’ rallentato. Il rientro, però, è stato buono: sono riuscito a tornare subito sul podio e a essere abbastanza veloce. Siamo in rincorsa, quindi direi non male”, racconta con pragmatismo.

Una rimonta che affonda le radici anche nel lavoro svolto in casa Aprilia. L’adattamento alla moto e il percorso di sviluppo hanno richiesto pazienza, dedizione e una buona dose d’olio di gomito.

“L’inizio non è stato semplicissimo, perché la moto era ancora da sviluppare. Abbiamo dovuto lavorare tanto per migliorarla e, secondo me, abbiamo fatto un buon lavoro. C’è sempre da migliorare, ma è stato anche un percorso bello”.

Dalla lotta in pista al fascino dell’Australia, il passo è breve. Phillip Island è un circuito che non concede tregua, con curve veloci e traiettorie da interpretare al millimetro, ma sa conquistare anche fuori dai cordoli. “È una gara molto bella, con un’atmosfera fantastica. I tifosi sono sempre gentili e ci sono tanti italiani che vivono qui: si parla spesso la nostra lingua. La pista è tutta bella, ma forse il mio punto preferito è l’ultimo curvone, velocissimo”.

E la paura? Per chi sfreccia a velocità vertiginose, sarebbe naturale considerarla una compagna di viaggio.

Bezzecchi, invece, sembra aver trovato il modo di tenerla a bada: “Prima di salire in moto non ci penso più di tanto. Per me forse è anche una fortuna. Questo, in realtà, non è praticamente un lavoro, perché è la mia passione. Salire in moto ogni volta è fantastico, soprattutto in MotoGP, dove guidi la moto più estrema e veloce che ci sia”.

La rivalità, naturalmente, è un’altra faccia della medaglia. L’obiettivo è uno solo: stare davanti a tutti. “Siamo i 22 migliori piloti del mondo e vogliamo tutti essere il numero uno. Quando lotti per lo stesso obiettivo è dura, è come una vera battaglia. Ma è anche il bello del nostro sport”.

Infine, lo sguardo torna agli idoli di un tempo, quelli che accendono la scintilla e indicano la strada. Su tutti, Valentino Rossi, senza dimenticare Marco Simoncelli e gli altri campioni italiani che hanno alimentato i suoi sogni.