Quando la leader di One Nation, Pauline Hanson, si rivolgerà ai giornalisti al National Press Club, il prossimo 17 giugno, ci saranno mine politiche disseminate ovunque. Sarà il suo primo discorso ufficiale al Circolo nazionale della stampa in una carriera parlamentare lunga ormai più di trent’anni, anche se con alcune brevi interruzioni. Intervento che presenta notevoli rischi, ma anche una grande opportunità.
Se Hanson riuscirà a fare ‘bella figura’ davanti a un pubblico estremamente preparato ed esigente, potrà davvero essere considerata una seria alternativa a un’opposizione che non decolla, in fatto di credibilità e seguito, dopo lo schianto elettorale di poco più di un anno fa e i tormenti interni che hanno fatto seguito alla disfatta alle urne.
Se invece Pauline Hanson fallirà la prova-verità - sia a livello personale che come leader di un partito che ha già ripetutamente provato la sua capacità di attirare interesse e attenzione, ma solo per un limitato periodo -, tutta l’euforia e le preoccupazioni che circondano questo clamoroso primo posto nella classifica delle intenzioni di voto rientreranno e si ritornerà a parlare di un ruolo di disturbo.
Test insomma da preparare con cura per non perdere un’occasione importante per dimostrare che, trent’anni dopo, la musica è davvero cambiata, che i sondaggi dimostrano qualcosa che va al di là della rabbia, della frustrazione, del desiderio di punire qualcuno per tutte le cose che non vanno sia dal punto di vista economico sia da quello sociale, sia sul fronte degli eccessi di correttezza politica sia su quello di valori tradizionali da difendere e rilanciare senza paura di essere additati di razzismo o xenofobia.
Appuntamento, quindi, quello del Circolo della stampa, che sarà seguito con grande interesse sia da Angus Taylor che da Matt Canavan (rispettivamente leader dei liberali e dei nazionali), alle prese con una difficile risalita in termini di consensi dei loro partiti proprio a causa di One Nation, sia dallo stesso primo ministro Anthony Albanese che non sta sottovalutando la crescente popolarità di Hanson, probabilmente ulteriormente rafforzata da un budget che, in fatto di impopolarità, sta duellando con quello di Joe Hockey del 2014.
Per questo il ministro del Tesoro, Jim Chalmers, si augura di fare approvare la maggior parte delle riforme fiscali annunciate prima della pausa invernale dei lavori parlamentari, il 2 luglio: corsia preferenziale per le nuove norme sulle plusvalenze (Capital Gains Tax, CGT) e il sistema del ‘negative gearing’, limitando al minimo i compromessi.
Il dibattito si concentra attualmente sulle eccezioni che verranno previste nel nuovo regime della CGT e sui poteri discrezionali attribuiti al responsabile del Tesoro riguardo la legge in questione (il governo, a difesa della controversa misura, sottolinea che il suo utilizzo può essere bloccato dal Parlamento).
Il tema ‘clou’ del bilancio era quello di aiutare i giovani ad acquistare la prima casa. Tuttavia, questo messaggio è stato offuscato dalle incertezze che il budget ha creato mettendo generazioni contro e investitori in stato confusionale, con tanto di previsioni di effetti collaterali esattamente contrari ai propositi, con un possibile calo dell’offerta.
A complicare il tutto i pareri discordanti dei cosiddetti esperti sulle reazioni del mercato immobiliare, con l’attenzione che prima era concentrata sugli aumenti dei prezzi e che ora si è spostata su una possibile riduzione che, ovviamente, è letta positivamente da chi si affaccia sul mercato e negativamente da coloro che magari hanno recentemente acquistato una casa con un piccolo deposito (grazie al programma governativo “Help to Buy”) e potrebbero già ritrovarsi con un patrimonio netto negativo sull’immobile.
Il primo ministro venerdì è stato ospite di un incontro organizzato da Sky News e dal quotidiano The Australian per spiegare al pubblico, ma in modo particolare al mondo imprenditoriale, la ‘bontà’ del suo piano riformista in fatto di imposte. Ha difeso a spada tratta la sua decisione di venir meno ad alcune promesse elettorali perché “era necessario farlo nell’interesse della nazione”. E ha soprattutto ribadito il punto focale del progetto: aiutare 75mila giovani australiani a comprare la loro prima casa nell’arco dei prossimi dieci anni. Una promessa che qualcun altro verificherà se è stata mantenuta o meno, dato che è lontana almeno altre tre tornate elettorali.
Per ora quindi solo l’impegno raddoppiato a respingere accuse (di promesse non mantenute) e sospetti di necessità urgente di fare cassa, perché l’orizzonte economico si sta facendo sempre più cupo. Mercoledì scorso l’ufficio centrale di statistica ha fatto rilevare una crescita risicata nel primo trimestre dell’anno di solo lo 0,3% e del 2,5% su base annua. A complicare il quadro politico del momento per un governo decisamente in affanno, il riemergere della questione AUKUS, con i malesseri in casa evidenziati dall’ex ministro Ed Husic, che ha chiesto apertamente (sostenendo che non è il solo a pensarla così) di riconsiderare il costoso progetto, specie ora che gli Stati Uniti hanno ‘riscritto’ i patti impegnandosi a consegnare all’Australia tre sommergibili ‘usati’ della classe Virginia, invece dei due previsti più uno nuovo di zecca.
“Meglio così”, ha invece detto il ministro della Difesa Richard Marles, parlando di più facile inserimento dei mezzi nella flotta, con equipaggi già addestrati e intercambiabili. Ma sui dettagli dell’operazione bis - a costi da rivedere, ma comunque non troppo lontani dai preventivati 368 miliardi di dollari -, ben poca chiarezza e dettagli. Spese, anni di servizio dei sommergibili di ‘seconda mano’, armamenti in dotazione rispetto ai nuovi modelli, date di consegna rimangono un mistero e Husic è intenzionato a non lasciar perdere, anche in vista del Congresso nazionale del partito in programma a fine luglio ad Adelaide.
Il primo ministro e Marles però non ci stanno su dubbi e critiche, e assicurano che il progetto AUKUS non sarà messo in discussione; ma l’occasione era troppo ghiotta per l’opposizione per non cercare di sottolineare divisioni e ‘storiche’ diffidenze nei confronti degli USA all’interno del Partito laburista che, secondo il ministro ombra della Difesa, James Paterson, non aiutano di certo la credibilità internazionale del Paese: “Come saranno interpretate a Washington, Londra e Pechino queste polemiche e le richieste di revisioni del progetto e degli impegni presi?”.
Effettivamente ci sono troppe incertezze che stanno montando su come si procederà con quello che si profila come uno dei test decisivi per la visione strategica del governo, rappresentando una delle sfide più importanti nella storia del Partito laburista. Se Albanese non porterà avanti un’agenda convinta a favore dell’AUKUS, il futuro del progetto sarà davvero problematico. I dubbi di fattibilità, almeno per ciò che riguarda la seconda fase dell’accordo, quella che prevede la progettazione di un nuovo sottomarino nucleare congiuntamente con il Regno Unito e la costruzione nei cantieri di Adelaide, sono enormi: “Un’impresa titanica”, ha affermato l’ex ministro degli Esteri, Alexander Downer. “Sono decisamente favorevole all’AUKUS”, ha detto l’ex parlamentare liberale del South Australia, ma “ci saranno problemi giganteschi, dato che non abbiamo mai costruito sottomarini di questo tipo, e abbiamo enormi carenze di manodopera qualificata”.
Meglio insomma il ricorso ad un piano D, che ancora non c’è. Marles ha fatto osservare che tutto è cominciato con il piano A di Tony Abbott, che prevedeva l’acquisto di nuovi sommergibili dal Giappone. Poi Malcolm Turnbull ha varato il piano B con il contratto stipulato con la Francia strappato, non senza polemiche, da Scott Morrison che ha proposto il piano C, firmando l’accordo, sottoscritto dai laburisti, con Washington e Londra. “Non ci sono altri piani”, ha assicurato il ministro della Difesa, ma l’idea di acquistare direttamente sottomarini della classe AUKUS dai cantieri navali britannici (dal 2042) e quelli della classe Virginia dagli Stati Uniti (dal 2032) forse è effettivamente il prossimo passo da fare. Prima si affronterà la realtà che questo progetto, via Adelaide, non si realizzerà, meglio sarà.