ROMA - Giorgia Meloni rivendica la scelta di aver costruito un rapporto stretto con Donald Trump all’inizio del suo secondo mandato alla Casa Bianca, sostenendo che quella vicinanza abbia contribuito a difendere gli interessi dell’Italia e a mantenere aperto il dialogo tra Stati Uniti ed Europa anche nei momenti di maggiore tensione.
“Non mi pento di essere stata molto vicina al presidente Trump all’inizio del suo secondo mandato. Perché farlo significava difendere l’interesse nazionale”, afferma la presidente del Consiglio nel libro di Bruno Vespa Storia della Seconda Repubblica, in uscita per Mondadori-Rai Libri.
In un’anticipazione del volume, Meloni respinge le critiche ricevute per il rapporto con il presidente americano, ricordando di aver mantenuto relazioni positive anche con il suo predecessore Joe Biden.
“Ho avuto un buon rapporto anche con Joe Biden e sono stata criticata anche per questo”, osserva, spiegando che rafforzare i rapporti con Washington dopo il ritorno di Trump alla presidenza fosse una scelta naturale per il governo italiano.
La premier richiama il peso strategico degli Stati Uniti, che definisce il principale alleato geopolitico e militare dell’Italia, oltre che il maggiore mercato extraeuropeo per le esportazioni italiane e il Paese che ospita una vasta comunità di connazionali. Secondo Meloni, la sua relazione con Trump avrebbe avuto effetti positivi anche per gli altri governi europei, permettendo di mantenere un canale di comunicazione con Washington nelle fasi più difficili dei rapporti transatlantici.
La presidente del Consiglio cita in particolare le tensioni sulla Groenlandia e le questioni legate alla sicurezza dell’Artico, sostenendo di aver contribuito a riportare il confronto nell’ambito della Nato.
Una linea che considera vantaggiosa non soltanto per l’Italia, ma anche per l’Europa e per l’intero sistema di alleanze occidentali.
“Tutte cose che rivendico e che rifarei”, conclude.
Nella stessa giornata, Meloni è intervenuta con un videomessaggio alla convention di Sud chiama Nord e Sindaci d’Italia, il progetto politico che fa riferimento a Cateno De Luca, già sindaco di Messina.
La premier ha ringraziato gli organizzatori per aver messo la propria esperienza amministrativa al servizio di un progetto politico più ampio, rivolgendo a De Luca anche un riferimento scherzoso alla sua determinazione e alla sua “testardaggine”.
Nel suo intervento ha soprattutto difeso i risultati economici del governo nel Mezzogiorno, sostenendo di aver modificato l’approccio delle politiche pubbliche per il Sud.
“Abbiamo scritto la parola fine alla stagione dell’assistenzialismo”, ha dichiarato, precisando che l’esecutivo ha comunque rafforzato le tutele per le persone impossibilitate a lavorare.
Meloni ha rivendicato una crescita economica del Mezzogiorno superiore a quella del resto d’Italia negli ultimi anni e un tasso di occupazione che, secondo i dati citati dalla premier, ha superato per la prima volta il 50%.
La presidente del Consiglio ha attribuito questi risultati al dinamismo delle imprese e dei lavoratori meridionali, ma anche agli interventi governativi, a partire dalla Zona economica speciale unica, che prevede strumenti di semplificazione e agevolazioni per favorire gli investimenti nelle regioni del Sud.
L’obiettivo, ha spiegato, è costruire un nuovo modello di coesione sociale capace di ridurre le disuguaglianze territoriali.
“Il Sud non sarebbe nulla senza il Nord, il Nord non sarebbe nulla senza il Sud”, ha affermato, invitando a considerare la crescita delle diverse aree del Paese come parte di un unico progetto nazionale.
Un’attenzione particolare è stata riservata alle nuove generazioni. Richiamando alcune misure della legge di bilancio approvata dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre, Meloni ha indicato tra le priorità la possibilità per i giovani di rimanere nei territori d’origine o di tornarvi dopo aver studiato e lavorato altrove.
La premier ha infine affrontato il tema dell’agricoltura e della pesca, ribadendo la volontà di difendere le produzioni italiane nel negoziato sul prossimo bilancio dell’Unione europea.
Secondo Meloni, l’Italia ha già contribuito a contrastare le proposte di riduzione dei finanziamenti alla Politica agricola comune e continuerà a opporsi a eventuali tagli che penalizzino anche la pesca e i fondi per la coesione territoriale.
“Non può esserci vera competitività se lasciamo indietro qualcuno”, ha sottolineato, indicando negli investimenti per i giovani e per le aree interne due delle priorità che il governo intende portare avanti nel confronto con Bruxelles.