BUENOS AIRES – Si occupa di cronaca nera per un giornale locale del Piemonte, il Biellese. Ma la vera passione di Niccolò Mello, 44 anni, è lo sport. Tanto che nel 2020 – con l’amico Jo Araf che condivide gli stessi interessi – ha fondato il sito web Game of Goal, che parla di calcio, storie di sportivi e tifosi e podcast.

È autore di vari libri, tra cui La Nazionale italiana – Storia degli azzurri ai mondiali di calcio (Diarcos, 2025) e Sull’Argentina non tramonta mai il sole (Lab Dfg, 2026) che sarà presentato dallo stesso autore, il 24 giugno, alle 18, nella sede del Comites di Buenos Aires (Reconquista 516).

Il 25 giugno sarà alla scuola italiana Cristoforo Colombo per un incontro a porte chiuse e il 28 giugno a Rosario, a cura della Familia Basilicata.

“Scrivere di calcio in modo narrativo è una tradizione del giornalismo italiano – dice Mello –. Pensiamo a Gianni Brera, Beppe Viola, Antonio Ghirelli, Giovanni Arpino…”. Una tradizione che in America Latina è stata portata davanti dal rosarino Roberto Fontanarrosa e dall’uruguayano Eduardo Galeano.

Per non parlare del mitico inviato polacco Ryszard Kapuściński, autore del reportage La prima guerra del calcio. Il racconto di un conflitto armato durato cinque giorni tra Honduras e Salvador, nel 1969, scatenato da una violenta partita delle eliminatorie per classificarsi al Mondiale del Messico, che si sarebbero svolti l’anno seguente.

“Lo sport – continua Mello – è una chiave per raccontare un Paese: storia, politica, società, costruzione dei simboli…”

Tutti conserviamo nella memoria icone personali legate a un Mondiale. L’esultanza di Marco Tardelli dopo aver segnato contro la Germania nella finale di Spagna ’82, il cronista Nando Martellini che grida Campioni del mondo! Campioni del mondo! Campioni del mondo!” al fischio dell’arbitro, il presidente Sandro Pertini in piedi, accanto al re Juan Carlos, nella tribuna d’onore dello stadio.

E poi, la “mano de Dios” del goal di Diego Maradona contro l’Inghilterra del 1986. Il sorprendente 39 di piede del brasiliano Socrates, medico fuggito da una dittatura. Il duello ai rigori tra Italia e Argentina nelle semifinali di Italia ’90 (vinse l’Argentina). La testata di Zinedine Zidane a Marco Meterazzi nella finale di Germania 2006.

“Ci sono le canzoni, ma solo alcune passano alla storia – dice Mello –. Notti magiche di Italia ’90. Waka Waka di Shakira per Sudafrica 2016”. E naturalmente Muchachos, per i campioni del mondo argentini del 2022.

“I ricordi, a volte, possono essere cocenti delusioni – afferma il giornalista –. Per le eliminazioni o le qualificazioni mancante, come accaduto per l’Italia negli ultimi due appuntamenti. E su questo varrebbe la pena interrogarsi”.

Sicuramente hanno un ruolo le nuove regole, con le squadre europee che risultano penalizzate a causa dell’elevato livello di gioco e quindi di una selezione molto più competitiva. “Ma è anche vero che il football italiano, da 20 anni, ha un livello basso – afferma Mello –. C’è scarso interesse a trovare talenti autoctoni, mancano strutture e buoni allenatori di formazione”.

Sulla nazionale argentina, invece, il giudizio di Mello è generoso: “Ottimo livello, buoni elementi, utili gregari, ma è Leo Messi, con i suoi quasi 39 anni, il valore aggiunto, come a suo tempo lo fu Maradona”.

Il parallelismo tra i due calciatori non finisce qui. “Entrambi hanno avuto inizi difficili, hanno dovuto superare molte difficoltà – sottolinea –. Diego per le umilissime origini a Villa Fiorito, Messi per i problemi di salute”.

La locandina della presentazione nella sede del Comites di Buenos Aires.

Anche Sull’Argentina non tramonta mai il sole parla di resilienza, oltre che di sport. È costituito da 36 interviste ad argentini che vivono in Italia, molti fuggiti ai tempi della dittatura, ma non solo. Si va da persone comuni, fino a Monsignor Guillermo Karcher, colui che resse il microfono a Jorge Bergoglio, neo eletto papa, quando pronunciò le prime parole come papa Francesco.

“Ci sono vite segnate dalla stabilità e altre dal continuo cambiamento – spiega Mello – mestieri antichi e professioni moderne, lavori legati alla musica, al cibo, alla memoria e all’innovazione. Il calcio attraversa molte di queste storie, ma c’è anche chi lo ignora e ama altri sport. Sono trentasei storie, come i trentasei anni passati, tra Messico ’86 e Quatar ’22, per tornare a festeggiare un titolo mondiale, dopo Italia ’90”.

La seconda parte del libro è costituita da interviste a personalità emblematiche dello sport argentino, non solo calcistico, come il rugbista Diego Domínguez e la giocatrice di hockey su prato María de la Paz Hernández. La terza è un saggio di Niccolò su Messi.

Per scoprire di nuovo quella lunga scia di ricordi, affinità, cultura e passioni condivise che lega le due sponde dell’Atlantico. E fa sì che, davvero, sull’Argentina non tramonti mai il sole.