ROMA - Nel centrosinistra si rafforza l’ipotesi delle primarie per scegliere il candidato premier del campo largo, mentre l’idea di una figura di garanzia che accompagni l’alleanza fino alla scelta definitiva – per la quale si era fatto il nome di Luigi Bersani -viene considerata fuori dalla realtà sia nell’area vicina a Elly Schlein sia tra i vertici del Movimento 5 Stelle.
L’ipotesi era stata rilanciata da Alessandro Onorato, leader di Progetto Civico, ma Giuseppe Conte l’ha respinta con chiarezza. Per il leader M5s, rinviare la scelta del candidato premier ricorrendo a un garante non è una strada praticabile, soprattutto di fronte a un centrodestra che ha già indicato chiaramente la propria leadership.
Schlein ha più volte indicato due possibili criteri: le primarie oppure la guida del partito che prenderà più voti, sulla carta il Pd, ma Conte ha escluso la seconda ipotesi con toni netti. “Io parteciperei alle primarie con spirito assolutamente aperto, non divisivo, non conflittuale, sennò sarebbe una follia”, ha detto.
Per l’ex presidente del Consiglio, le primarie sarebbero “il modo più plausibile” per affrontare una campagna elettorale in cui, per la prima volta, il Movimento 5 Stelle correrebbe dentro una coalizione. L’alternativa, ha aggiunto, sarebbe “inginocchiarci e inchinarci al Partito democratico”, che oggi è il partito egemone nel centrosinistra, con il rischio di deprimere l’elettorato pentastellato.
Sulla necessità delle primarie converge anche Goffredo Bettini, direttore di “Rinascita” e dirigente dem molto ascoltato nel Pd. Secondo lui, se dovesse passare la legge elettorale del centrodestra, “con o senza preferenze”, il centrosinistra sarebbe costretto a una scelta “di popolo”.
“È difficile prima del voto, senza le primarie, che un segretario di un partito possa dare fiducia al segretario di un altro”, ha spiegato. Non per egoismo, sostiene, ma perché ciascun leader rischierebbe di non portarsi dietro il proprio elettorato.
Il dirigente dem osserva che il centrosinistra si muove ormai in un clima proporzionale, lontano dal bipolarismo dei tempi di Prodi contro Berlusconi, e anche per questo una consultazione larga servirebbe anche a evitare fratture nella base.
“L’elettorato di sinistra è più esigente di quello di destra”, ha detto, sostenendo che “se si fanno le primarie nessuno si ‘ingrugna’, come si dice a Roma”.